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Riflessioni sulle politiche dell’innovazione in Italia @ Technology FORUM Ambrosetti

In questo ecosistema di soggetti che a vario titolo in Italia si occupano di innovazione e ricerca, c’è la possibilità di riprendere in mano la bacchetta e far suonare una musica armonica e bella da ascoltare ai musicisti sparsi per l’Italia ?

Quali sono le priorità per l’Italia per riuscire a far ripartire il sistema della ricerca e dell’innovazione? 

Venerdì prossimo 22 maggio parteciperò al Technology Forum organizzato da Ambrosetti a Milano (per maggiori informazioni visitare il  sito: http://www.technologyforum.eu/en/evento/2015.htm)

La sessione che devo presiedere riguarda proprio la ricerca e l’innovazione e il loro stimolo per la crescita dell’economia. Se non ricostruiamo l’ecosistema dell’innovazione in Italia, sicuramente l’economia non ripartirà.

Gli speaker che sono stati invitati sono responsabili di politiche per l’innovazione e propongono varie forme di azioni di stato, di regia e di organizzazione per favorire la crescita dell’ecosistema e il suo sviluppo.

Mi domando, ancora una volta, come queste politiche possano essere attuate in Italia, se in Italia ci potrà essere una risposta all’anarchia auto-organizzata, alla burocrazia imperante, e alla mancanza di risorse stabili, per poter rilanciare di nuovo la speranza nella ricerca.

Il rapporto fra ricerca e politica e fra scienza, tecnologia e politica in Italia sembra un problema irrisolto.

Noi ricercatori abbiamo bisogno di speranza, e di forza. Io ne ho ricevuto molta quando sono stata a Belgrado con gli imprenditori italiani nel settore della meccatronica, che operano in Serbia e in altri paesi, lavorando alle macchine per automazione. Ho ricevuto da loro lo stimolo per continuare la  mia attività di innovazione, e la mia opera di sensibilizzazione della politica.

Vogliamo restare un paese manifatturiero, che esporta tecnologia? Dobbiamo cambiare la nostra cultura, la nostra educazione e formazione, la nostra scuola e il nostro sistema universitario. 

Accetto idee e proposte. Che cosa cambiereste?

C’è ancora un margine di manovra per implementare la politica dell’innovazione in Italia, fra enti di ricerca, sistemi di trasferimento tecnologico, parchi scientifici e associazioni di imprese, chi può prendere la bacchetta (magica) e guidare l’orchestra verso obiettivi comuni?

 

 

 

Giornata della Solidarietà: i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Oggi alla Scuola Sant’Anna, l’On Sandra Zampa ed io abbiamo organizzato una tappa del percorso delle scuole pisane in città, previsto nell’ambito della Giornata della Solidarietà.
L’argomento della giornata di oggi era:
Tutele e diritti del minore nell’ordinamento costituzionale, europeo e internazionale: un impegno di tutti e di ciascuno
Gli articoli discussi si riferiscono in parallelo alla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia con la legge n. 176/1991) e alla Costituzione italiana.

Abbiamo ricevuto classi terze e quarte delle scuole superiori pisane e abbiamo discusso con loro gli articoli 2 e 11 della Costituzione e l’articolo 3 della Convenzione con i nostri racconti diretti e la nostra esperienza di parlamentari della Commissione Esteri.

L’On Zampa ha parlato degli articoli della Costituzione e della loro storia, ed ha introdotto il tema dei Minori non Accompagnati e della loro sorte in Italia. Ha illustrato il significato e l’impatto della ratifica in una legge italiana della Convezione sui diritti dell’infanzia che impegnano lo Stato italiano ad accogliere i minori non accompagnati al loro arrivo in Italia.

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In particolare io ho raccontato la mia esperienza nella missione in Kurdistan iracheno con la Commissione Esteri, le mie impressioni dirette e le mie emozioni durante la visita ai campi delle Nazioni Unite dove si trovano i profughi.

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Gli articoli della Costituzione che abbiamo discusso:

Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 11.

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

L’ Art 3 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia con la legge n. 176/1991):

1. In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità ammini- strative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente.

2. Gli Stati parti si impegnano ad assicurare al fanciullo la protezione e le cure necessarie al suo benessere, in considerazione dei diritti e dei doveri dei suoi genitori, dei suoi tutori o di altre persone che hanno la sua responsabilità legale, e a tal fine essi adottano tutti i provvedimenti legislativi e amministrati- vi appropriati.

3. Gli Stati parti vigilano affinché il funzionamento delle istituzioni, servizi e istituti che hanno la responsabilità dei fanciulli e che provvedono alla loro pro- tezione sia conforme alle norme stabilite dalle autorità competenti in particola- re nell’ambito della sicurezza e della salute e per quanto riguarda il numero e la competenza del loro personale nonché l’esistenza di un adeguato controllo.

La convenzione si può scaricare a questo link

Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

 

 

L’importanza della formazione scientifica per la costruzione della cittadinanza

Oggi alle 16.00 presso il CNR terrò una breve lezione in memoria del prof. Enrico Pappalettere, sulla formazione scientifica per la costruzione della cittadinanza. Il prof. Pappalettere era un insegnante di scienze al liceo scientifico Dini, ed è per questo che ho voluto insistere sull’importanza degli insegnamenti di scienze, di geografia e di matematica e fisica per i nostri giovani studenti.

Il Programma della giornata è disponibile on-line.

Il testo di riferimento per la mia lezione di oggi è il mio articolo sul lavoro del futuro, e su come il cambiamento della società, della produzione e di settori come quello del terziario avanzato e dei servizi, incideranno sulla domanda di formazione adeguata.

Il mio articolo sul mestiere del futuro e sul lavoro che cambia il futuro, come in futuro cambierà il lavoro, è disponibile a questo link:

Lavoro e futuro, il lavoro del futuro (Carrozza)

Il rapporto che ho citato nel mio articolo, e riguarda una indagine di una commissione tecnico scientifica, incarica dal parlamento inglese per capire come cambierà il lavoro nel futuro, è disponibile a questo link:

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Mi piacerebbe stimolare un ampio dibattito su questo tema. Soprattutto in vista della riforma del lavoro e della riforma della scuola, quello che conta è preparare bene i nostri figli.

 

 

 

Indagine conoscitiva sulla dispersione scolastica

Oggi ho partecipato alla presentazione della indagine conoscitiva sulle strategie di lotta alla dispersione scolastica, attività che era già in corso quando ero al governo, e materia di lavoro del mio sottosegretario Rossi Doria che era presente stamani alla riunione.

Il rapporto si può trovare su sito della Camera. E’ stato un lavoro sistematico che ha impiegato le colleghe e i colleghi della Commissione Istruzione della Camera. Penso che sia una buona base per lavorare alla riforma della Scuola.

Si tratta di un tema su cui porre la massima attenzione e non dobbiamo dimenticarcene nel piano del governo sulla buona scuola, basta pensare che ci sono alcune regioni dove la dispersione è al 25,8 % come la regione Sardegna.

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Il diritto allo studio esiste ancora ?

Ieri sera ho rilasciato a caldo una breve intervista al Corriere Università, dove segnalo le mie prime impressioni sul lungo e dettagliato documento sulla scuola rilasciato online dal Governo Renzi.

La prima reazione è stata positiva, devo leggere e digerire quanto scritto, visto che sono molte pagine non posso farlo immediatamente e credo anche che una lettura del genere vada sedimentata.

Però penso che sia doveroso da parte mia segnalare il diritto allo studio e il welfare studentesco, penso che sia un tema di primaria importanza, sul quale dovremmo riflettere dati i grandi divari sociali e geografici di cui soffre il nostro paese.

La mia intervista si trova qui a questo link:

Carrozza-Corriere Università

Un piano educativo nazionale: la riforma della scuola…

Sulla riforma della scuola ho provato a scrivere le mie idee, ed ho scelto il Campo delle Idee per farlo…

L’articolo completo si trova a questo link:

Articolo sulla Riforma della Scuola

La riforma della scuola e del sistema di istruzione superiore non è una questione di competenza non solo del Ministero dell’Istruzione, per ottenere davvero un cambiamento occorre mettere insieme le forze di governo: senza il ministero dell’Economia non si possono condividere dati, approcci di valutazione e programmazione delle risorse per ottenere l’analisi e il monitoraggio della spesa; senza una collaborazione con il Ministero del lavoro non ci sarà mai un lancio definitivo dell’alternanza scuola-lavoro e della formazione professionale, e così senza una collaborazione con il Sistema Sanitario Nazionale non ci sarà mai una vera riforma della formazione dei medici. La vera rivoluzione potrebbe essere proprio questa, considerare l’istruzione una questione nazionale su cui fondare il nuovo rinascimento italiano.

Il piano educativo nazionale dovrebbe essere un piano che coinvolge tutti gli attori del sistema ma anche la società civile, così come avevo pensato dovesse essere la Costituente della Scuola.

Ulteriori spiegazioni di come si dovrebbe organizzare la Costituente della Scuola su Left

 

Insegnare a scuola a sviluppare codice e Jeremy Rifkin

Ho letto due importanti commenti (Enrico Nardelli e Alex Corlazzoli) sulla riforma della scuola, in particolare sul tema di insegnare informatica nella primaria e vorrei sottoporli all’attenzione, informando che insieme all’On  Stefano Quintarelli sto lavorando da tempo alla promozione dell’insegnamento dell’informatica e sto preparando una proposta di legge di cui l’ Intergruppo Innovazione è coinvolto.

Sono nettamente favorevole all’insegnamento dell’informatica alle scuole primarie e penso che questa potrebbe essere una importante innovazione portata avanti nella riforma della scuola, sul modello di quanto è stato portato avanti con la piattaforma code.org

Sono altrettanto convinta che si debba investire nelle infrastrutture e nei mezzi per permettere alle scuole sistemi come tablet e personal computer in comodato d’uso, con piattaforme aperte a tutti gli standard. Sarebbe un errore optare per un sistema operativo o per una tecnologia commerciale a scapito di altre, il progresso in questo settore è nemico dei monopoli, e i software aperti sono strumenti di innovazione e di democrazia. La scuola non può optare per un sistema informatico di stato, ma deve essere aperto a tutto, altrimenti abbiamo appena lottato per liberalizzare i libri scolastici e ci rimettiamo in una condizione di dipendenza da un altro tipo di monopolio.

A leggere i commenti di amici e colleghi che mi hanno segnalato i loro contributi in questo campo , mi è venuta in mente la mia lettura estiva di Jeremy Rifkin che parla di terza rivoluzione industriale e di evoluzione tra consumatore e produttore, si può diventare consumatori, o prodotti (come nel caso di google in cui chi utilizza il software non è il cliente ma il prodotto che viene venduto attraverso la profilazione) oppure si può essere produttori del proprio prodotto e si diventa padroni della tecnologia.

Penso anche che Enrico Nardelli abbia ragione, e questo cambiamento dei programmi delle scuole elementari può costituire l’inserimento fra le materie di una nuova grammatica quella della programmazione informatica, dello sviluppo del software.

Sono anche d’accordo con Alex Corlazzoli che dice molto chiaramente che la sfida educativa passa necessariamente per un investimento nella formazione dei docenti, per questo avevo elencato fra le priorità formative della legge l’Istruzione Riparte proprio l’aggiornamento nel settore dell’informatica. Per un piano educativo di questa portata, è fondamentale la formazione dei docenti e la diffusione di accesso a internet e infrastrutture adeguate nella scuola italiana.

 

 

 

 

La pace perpetua e la responsabilità della memoria

 

La commemorazione degli eccidi commessi durante il passaggio della Linea Gotica è molto importante e richiama anche l’attualità di quanto stiamo vivendo, che Papa Francesco ha definito la  Terza Guerra mondiale a pezzetti.

Per questo riprendo le note da cui ho tratto il mio discorso di commemorazione a Vinca, un eccidio avvenuto il 24 agosto 1944 in cui sono morte molte donne e bambini dopo atroci violenze. A Vinca il passaggio del fronte ha lasciato un ricordo di violenza inaudita.

A settanta anni da quei giorni abbiamo compiuto insieme un percorso della memoria, rileggendo i documenti originali degli interrogatori e i racconti dei superstiti e dei testimoni di allora, rivedendo le foto e i luoghi dove tutto avvenne in una sequenza di passaggi di violenza, tortura e morte.

Abbiamo il dovere oggi di ripercorrere insieme i nomi, le date di nascita e le storie di queste persone che sono state massacrate con efferatezza inaudita senza pietà con un disegno di lucida follia disseminatrice di panico, terrore e disperazione.

La lettura dei racconti di come furono trovati i corpi delle vittime ci fa comprendere quante atrocità furono commesse, oltre e prima dell’uccisione, la violenza e la tortura, volte anche a spezzare qualunque resistenza e legame con le forze partigiane, in una fase di ritirata.

Questi atti quindi sembrano rispondere ad una logica di disseminazione di terrore che poteva rispondere ad un ordine preciso a corpi specializzati ed addestrati proprio per questo genere di atti.

Due riflessioni mi vengono in proposito, la prima è che ci aspettiamo proprio dalla ricostruzione storica e dal lavoro scientifico sulle fonti una risposta a questi interrogativi, che riguardano le responsabilità e le motivazioni che potevano innescare questa spirale di efferatezza. La seconda è che questi atti e la loro violenza ci richiamano quanto sta avvenendo ed è già avvenuto in Iraq e in Siria, dove violenza e tortura spietate sono utilizzate come metodo di cieca sottomissione ad una ideologia di conquista e di sterminio volta a cancellare l’alterità e la differenza.

E’ per questo quindi che oggi dopo settanta anni è importante riaprire le inchieste nei tribunali specializzati e ricostruire una volta per tutte e senza timori quanto avvenne qui a Vinca, a San Terenzo e a Sant’Anna di Stazzema con precisione storica e metodo scientifico.

Senza una ricostruzione ufficiale e accreditata non ci sarà giustizia per la memoria delle centinaia di vittime di tutti gli eccidi compiuti in queste montagne, che reclamano ancora da noi una storia definitiva di quello che avvenne e delle responsabilità.

Il passaggio da memoria a storia è quindi un atto importante che chiediamo venga compiuto prima possibile.

L’idea di costruire percorsi e giornate della memoria in questi luoghi è molto bella, ed è proprio in questo senso che dobbiamo coinvolgere studenti e scuole per conoscere, per riflettere e per imparare quanto avvenne, e come la democrazia che oggi abbiamo in Italia vada difesa ogni giorno proprio in nome dei morti trucidati in questi boschi. Per questo da Ministro dell’Istruzione ho appoggiato il progetto del Parco della Pace a Sant’Anna di Stazzema dove le scolaresche fossero invitate ad andare, e per questo è importante che si creino legami e convenzioni fra i paesi e le comunità dei territori che hanno visto il passaggio del fronte della ritirata dell’esercito nazi fascista e che hanno sofferto terrore e violenza.

Le comunità si devono stringere insieme e il legame della sofferenza e della violenza deve diventare un’occasione di fratellanza, di comunanza di ideali e di desiderio di pace e di convivenza.

A San Terenzo avevo concluso la mia commemorazione dicendo che a noi spetta onorare il sacrificio delle persone morte in questi eccidi difendendo la democrazia , la libertà e la nostra civiltà.

Ed è proprio il valore della democrazia che vorrei ribadire qui oggi a Vinca dove sembra di rivedere in ogni momento il filmato di ciò che avvenne settanta anni fa.

Possiamo combattere la violenza e il terrore solo con la democrazia e la libertà.  Proprio in questi giorni è in corso un dibattito sul terrorismo e i metodi per combatterlo, in relazione a quanto sta avvenendo in Iraq. Credo che qui ed oggi dobbiamo dare una risposta agli interrogativi che tanti si pongono proprio perché dobbiamo sfruttare quanto commemoriamo oggi in senso educativo, perché dalla sofferenza di allora nasca un messaggio di speranza e di civiltà. Non c’è altro modo di affrontare la storia di quei giorni che quello di ricostruire quello che avvenne nei tribunali, fare giustizia e perseguire i colpevoli secondo il diritto.

Sono fermamente convinta che nella lotta contro il terrorismo e la violenza dobbiamo adottare gli strumenti che ci mette a disposizione la democrazia; non dobbiamo rompere i valori della nostra Costituzione e del nostro Diritto e non dobbiamo lasciarci trascinare in un gorgo di violenza e guerra. E’ stato ampiamente dimostrato che la guerra e la violenza sono inefficaci perché non vanno alla radice delle ragioni stesse che fanno scaturire la violenza.

Negli Stati Uniti la Corte Suprema e in Europa la Corte di Giustizia Europea hanno stabilito che non è lecito usare la tortura e la violenza per combattere il terrorismo.

Io credo che il terrorismo si combatta con la cultura, l’istruzione, l’educazione e soprattutto con la lotta alla disuguaglianza. Oggi come rappresentante delle istituzioni e del Parlamento italiano vorrei lasciare con un messaggio di civiltà e di richiamo ai nostri valori più alti.

Dobbiamo essere rigorosi e affrontare il terrore e la violenza che attualmente sconvolgono il medio oriente con la forza della democrazia e delle nostre istituzioni.

Vorrei concludere non solo richiamando Kant che dedicò alla pace perpetua pagine bellissime dove trovano le radici i fondamenti della nostra civiltà: non è una utopia ma la ragione stessa che ci deve spingere nella nostra politica estera, il perseguimento di un sogno di pace si deve realizzare con gli strumenti della democrazia. Vorrei concludere anche parlando di sociologi come Ulrich Beck che hanno affrontato con coraggio le ragioni stesse del terrorismo e del rapporto con i nostri stati e le loro politiche economiche ed estere. Vorrei richiamare storici e  filosofi, e l’importanza dello studio della storia e della filosofia come chiavi interpretative degli eccidi che commemoriamo oggi, per questo ha un senso riaprire i processi e le inchieste sugli eccidi commessi in Lunigiana e sulle Alpi Apuane e costruire un parco della pace che congiunga questi luoghi, un parco di educazione e trasmissione di valori importanti che dobbiamo difendere insieme ogni giorno, oggi più che mai.