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Come alcuni giovani medici cambierebbero la formazione in #medicina

 

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Ho ricevuto una proposta da parte di giovani medici che hanno frequentato i corsi di laurea in medicina in diverse università e poi hanno riflettuto insieme su come cambierebbero il corso di studi, anche in relazione alle loro esperienze all’estero soprattutto grazie a ERASMUS e    ERASMUS MUNDUS.

Vedere come si studia all’estero, e paragonarlo a come si studia in Italia, è molto importante e rappresenta una delle grandi opportunità che l’Unione Europea e i suoi programmi offrono ai nostri studenti.

In modo spontaneo ho deciso di dare voce alle loro proposte, perchè sono limpide e chiare, e forse in alcuni punti ingenue, ma frutto della loro volontà di dare un contributo al miglioramento. Si tratta di una proposta ‘dal basso’, con gli occhi disinteressati di giovani medici.

Se fossi rimasta al governo avrei senz’altro continuato nell’azione riformatrice del corso di studi in medicina o in giurisprudenza, convinta come sono che non serva una riforma generica ma una riforma che entri nel merito di quello che si studia e come si studia.

Due corsi di laurea necessiterebbero di una profonda riforma: giurisprudenza e medicina.

Se nessuno ci pensa, o sembra interessato, e  la riforma dell’università viene vista (come già avvenuto per la riforma della scuola), solo come un’occasione di cambiamento del sistema di reclutamento, non riusciremo mai ad uscire dal declino. Vorrei che tutti, anche i ‘dilettanti’ come i giovani laureati che hanno sottoscritto questo documento, provassero ad occuparsi della scuola, della formazione e dell’istruzione.

Perchè altrimenti non otterremo mai un rilancio del nostro paese. L’obiettivo della costituente dell’istruzione era proprio questo, riappropriasi del tema dell’struzione e farla uscire dai tavoli degli specialisti, che troppo spesso sono costituiti da gruppi di interesse.

Ecco il documento dei miei amici giovani laureati:

RIFORMA MEDICINA DEFINITIVO

Il diritto allo studio esiste ancora ?

Ieri sera ho rilasciato a caldo una breve intervista al Corriere Università, dove segnalo le mie prime impressioni sul lungo e dettagliato documento sulla scuola rilasciato online dal Governo Renzi.

La prima reazione è stata positiva, devo leggere e digerire quanto scritto, visto che sono molte pagine non posso farlo immediatamente e credo anche che una lettura del genere vada sedimentata.

Però penso che sia doveroso da parte mia segnalare il diritto allo studio e il welfare studentesco, penso che sia un tema di primaria importanza, sul quale dovremmo riflettere dati i grandi divari sociali e geografici di cui soffre il nostro paese.

La mia intervista si trova qui a questo link:

Carrozza-Corriere Università

Un piano educativo nazionale: la riforma della scuola…

Sulla riforma della scuola ho provato a scrivere le mie idee, ed ho scelto il Campo delle Idee per farlo…

L’articolo completo si trova a questo link:

Articolo sulla Riforma della Scuola

La riforma della scuola e del sistema di istruzione superiore non è una questione di competenza non solo del Ministero dell’Istruzione, per ottenere davvero un cambiamento occorre mettere insieme le forze di governo: senza il ministero dell’Economia non si possono condividere dati, approcci di valutazione e programmazione delle risorse per ottenere l’analisi e il monitoraggio della spesa; senza una collaborazione con il Ministero del lavoro non ci sarà mai un lancio definitivo dell’alternanza scuola-lavoro e della formazione professionale, e così senza una collaborazione con il Sistema Sanitario Nazionale non ci sarà mai una vera riforma della formazione dei medici. La vera rivoluzione potrebbe essere proprio questa, considerare l’istruzione una questione nazionale su cui fondare il nuovo rinascimento italiano.

Il piano educativo nazionale dovrebbe essere un piano che coinvolge tutti gli attori del sistema ma anche la società civile, così come avevo pensato dovesse essere la Costituente della Scuola.

Ulteriori spiegazioni di come si dovrebbe organizzare la Costituente della Scuola su Left

 

Insegnare a scuola a sviluppare codice e Jeremy Rifkin

Ho letto due importanti commenti (Enrico Nardelli e Alex Corlazzoli) sulla riforma della scuola, in particolare sul tema di insegnare informatica nella primaria e vorrei sottoporli all’attenzione, informando che insieme all’On  Stefano Quintarelli sto lavorando da tempo alla promozione dell’insegnamento dell’informatica e sto preparando una proposta di legge di cui l’ Intergruppo Innovazione è coinvolto.

Sono nettamente favorevole all’insegnamento dell’informatica alle scuole primarie e penso che questa potrebbe essere una importante innovazione portata avanti nella riforma della scuola, sul modello di quanto è stato portato avanti con la piattaforma code.org

Sono altrettanto convinta che si debba investire nelle infrastrutture e nei mezzi per permettere alle scuole sistemi come tablet e personal computer in comodato d’uso, con piattaforme aperte a tutti gli standard. Sarebbe un errore optare per un sistema operativo o per una tecnologia commerciale a scapito di altre, il progresso in questo settore è nemico dei monopoli, e i software aperti sono strumenti di innovazione e di democrazia. La scuola non può optare per un sistema informatico di stato, ma deve essere aperto a tutto, altrimenti abbiamo appena lottato per liberalizzare i libri scolastici e ci rimettiamo in una condizione di dipendenza da un altro tipo di monopolio.

A leggere i commenti di amici e colleghi che mi hanno segnalato i loro contributi in questo campo , mi è venuta in mente la mia lettura estiva di Jeremy Rifkin che parla di terza rivoluzione industriale e di evoluzione tra consumatore e produttore, si può diventare consumatori, o prodotti (come nel caso di google in cui chi utilizza il software non è il cliente ma il prodotto che viene venduto attraverso la profilazione) oppure si può essere produttori del proprio prodotto e si diventa padroni della tecnologia.

Penso anche che Enrico Nardelli abbia ragione, e questo cambiamento dei programmi delle scuole elementari può costituire l’inserimento fra le materie di una nuova grammatica quella della programmazione informatica, dello sviluppo del software.

Sono anche d’accordo con Alex Corlazzoli che dice molto chiaramente che la sfida educativa passa necessariamente per un investimento nella formazione dei docenti, per questo avevo elencato fra le priorità formative della legge l’Istruzione Riparte proprio l’aggiornamento nel settore dell’informatica. Per un piano educativo di questa portata, è fondamentale la formazione dei docenti e la diffusione di accesso a internet e infrastrutture adeguate nella scuola italiana.