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Serve la buona ricerca per cambiare la vita

 

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Ieri ho visitato l’Istituto Serafico di Assisi. Una realtà di alta specializzazione per la cura, l’assistenza e la riabilitazione di bambini e adulti sordomuti e ciechi, persone delicatissime, con disabilità gravi, che necessitano di percorsi e personale altamente qualificato. Nella cornice stupenda di una Assisi piena di sole, l’istituto Serafico ha organizzato una vera e propria festa, con mostre di oggetti realizzati dai bambini dell’Istituto e rappresentazioni teatrali.

Visita il sito dell’Istituto Serafico di Assisi

Ieri ho partecipato al convegno scientifico sulle disabilità plurime organizzato dall’Istituto Serafico a cui hanno partecipato studiosi ed esperti di tutta Italia che si occupano a vari livelli, scientifici e clinici di sperimentare terapie farmacologiche, genetiche e tecnologiche per far fronte alle conseguenze della disabilità. Si è parlato di impianti cocleari per il recupero della sordità, di orecchio e occhio bionico, di studi sull’origine dell’autismo, con studi in vitro e in vivo, di riabilitazione mediante robotica di bambini con lesioni spinali o emiparesi.

il programma del convegno scientifico sulle disabilità

Per me è stata un’occasione importante di aggiornamento per riprendere in mano le ricerche dove le avevo lasciate un anno fa: è bellissimo vedere come la ricerca progredisce rapidamente, e come si aggiungono risultati e conoscenze, in un anno può cambiare il mondo.

I bambini con disabilità gravi, con malattie rare e con sordità e cecità profonde hanno una unica speranza: la ricerca.

La ricerca non è applicata, finalizzata, pura o speculativa, la ricerca è solo ricerca e quella che serve è la buona ricerca. Possiamo stare in laboratorio e gioire per i risultati, guardare con soddisfazione la pubblicazione scientifica che esce e si diffonde, ma la cosa più bella per chi si occupa di ricerca biomedicale è vedere il sorriso del paziente, la soddisfazione del progresso, qualcuno che riesce a fare da solo una cosa che non faceva, riesce a sentire i suoni e la voce, a diventare attore, oppure riesce a prendersi il bicchiere e a bere, o a vedere luci e ombre e orientarsi.

E’ per questo che ho scelto questo settore: la disabilità, perché c’è tanto da fare e un passo anche piccolo e modesto può riuscire a cambiare la vita delle persone.

L’impressione che ho tratto dai miei studi recenti è che lo sviluppo tecnologico stia dando ancora un’impennata all’innovazione sociale: la tecnologia cambierà la vita e il lavoro, verranno fuori nuovi mestieri e forse ne spariranno alcuni, come quello dell’autista se i veicoli autonomi si diffonderanno in tutto il mondo e non solo in California. Questo sarà oggetto di un’altra riflessione, ma adesso vorrei tornare alla riabilitazione.

La formazione dei terapisti e dei medici dovrà cambiare molto in conseguenza degli sviluppi tecnologici, e in questi settori è evidente che la tecnologia sta mutando completamente il lavoro, le scuole di formazione, le università e i corsi di laurea dovranno affrontare questo cambiamento una volta per tutte. Ci sarà una forte domanda di formazione continua e chi opera nel settore dovrà tornare ‘a scuola’ più volte nel corso della propria vita professionale.

E’ una sfida per noi docenti, seguire e prevenire il cambiamento enorme della domanda di formazione che viene dal mondo dell’innovazione sociale e del progresso nei campi dell’assistenza personale e del recupero funzionale.