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Come alcuni giovani medici cambierebbero la formazione in #medicina

 

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Ho ricevuto una proposta da parte di giovani medici che hanno frequentato i corsi di laurea in medicina in diverse università e poi hanno riflettuto insieme su come cambierebbero il corso di studi, anche in relazione alle loro esperienze all’estero soprattutto grazie a ERASMUS e    ERASMUS MUNDUS.

Vedere come si studia all’estero, e paragonarlo a come si studia in Italia, è molto importante e rappresenta una delle grandi opportunità che l’Unione Europea e i suoi programmi offrono ai nostri studenti.

In modo spontaneo ho deciso di dare voce alle loro proposte, perchè sono limpide e chiare, e forse in alcuni punti ingenue, ma frutto della loro volontà di dare un contributo al miglioramento. Si tratta di una proposta ‘dal basso’, con gli occhi disinteressati di giovani medici.

Se fossi rimasta al governo avrei senz’altro continuato nell’azione riformatrice del corso di studi in medicina o in giurisprudenza, convinta come sono che non serva una riforma generica ma una riforma che entri nel merito di quello che si studia e come si studia.

Due corsi di laurea necessiterebbero di una profonda riforma: giurisprudenza e medicina.

Se nessuno ci pensa, o sembra interessato, e  la riforma dell’università viene vista (come già avvenuto per la riforma della scuola), solo come un’occasione di cambiamento del sistema di reclutamento, non riusciremo mai ad uscire dal declino. Vorrei che tutti, anche i ‘dilettanti’ come i giovani laureati che hanno sottoscritto questo documento, provassero ad occuparsi della scuola, della formazione e dell’istruzione.

Perchè altrimenti non otterremo mai un rilancio del nostro paese. L’obiettivo della costituente dell’istruzione era proprio questo, riappropriasi del tema dell’struzione e farla uscire dai tavoli degli specialisti, che troppo spesso sono costituiti da gruppi di interesse.

Ecco il documento dei miei amici giovani laureati:

RIFORMA MEDICINA DEFINITIVO

Un problema annunciato: l’esiguità delle borse di specializzazione

Oggi l’On Crimì ed altri colleghi hanno presentato un’interrogazione al Ministro Giannini sul tema dell’esiguità del numero di borse di specializzazione in medicina.

Il comunicato degli Onorevoli Crimì e Lenzi è da sottoscrivere in pieno ed io ho voluto essere in aula con loro:

La formazione dei nuovi medici per un adeguato ricambio degli specialisti del Sistema Sanitario Nazionale è una priorità: occorre che il governo lo consideri, vista l’esiguità delle risorse pubbliche. Questo obiettivo è importante per tutelare la salute dei cittadini italiani”. Lo hanno sostenuto i deputati PD Donata Lenzi e Filippo Crimì durante la discussione del question time. Il gruppo del Pd aveva presentato una interrogazione al ministro Giannini chiedendo di reperire presto i fondi mancanti per le borse di specialità, portando almeno a 5000, in maniera da risolvere l’emergenza che si è creata. “Per il prossimo anno accademico – hanno spiegato i due deputati democratici – sono previsti poco più di 3500 contratti per la formazione medica specialistica e circa 800 borse dalle Regioni per i corsi di formazione di Medicina Generale, numero gravemente inferiore sia rispetto alle necessità del Servizio Sanitario Nazionale, sia rispetto al numero di nuovi medici formati dalle università italiane Discutere di apertura nel numero chiuso di medicina non è molto utile se non riusciamo a coprire i contratti per il numero attuale di laureati: molti di questi medici vanno a fare la specializzazione all’estero, con il risultato che l’investimento italiano in questo settore – circa 100 mila euro per ogni laureato – va poi a beneficio di altri paesi”.

La soluzione per le borse di specializzazione non può che essere trovata di concerto fra i Ministeri Competenti, in particolare il Ministero della Salute e il MEF, il Ministero dell’Istruzione è soltanto attuatore del programma di formazione dei medici, un tema che riguarda il paese intero e quindi il governo e il parlamento.

L’errore che è stato commesso è proprio quello di voler isolare nell’università la formazione dei medici senza collegarla a sufficienza con il sistema sanitario regionale. D’altra parte non è che gli specializzandi possano essere semplicemente lavoratori nel sistema sanitario e per loro deve essere prevalente il percorso di formazione. Nello stesso tempo devono essere riorganizzate le durate e i programmi delle scuole di specializzazione uniformandole con quelle europee.

Io sottolineo l’importanza di un concorso nazionale per le specializzazioni che sia anche strumento di comparazione e mobilità per i giovani medici, si tratta di finanziamenti pubblici per le borse di specializzazione che devono essere trattate nell’interesse pubblico e non con una prospettiva locale.

Ma questo è solo un piccolo passo, occorre liberare la formazione dei medici e renderla più confrontabile con i sistemi europei, altrimenti i nostri giovani migliori scapperanno all’estero.

Occore sviluppare un sistema di teaching hospitals che tenga conto delle potenzialità formative delle struttre ospedaliere confrontandole secondo parametri certi e trasparenti.

Inoltre dobbiamo lavorare per avere una laurea abilitante che renda rapido il percorso post-laurea per i giovani laureati.