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Insegnare a scuola a sviluppare codice e Jeremy Rifkin

Ho letto due importanti commenti (Enrico Nardelli e Alex Corlazzoli) sulla riforma della scuola, in particolare sul tema di insegnare informatica nella primaria e vorrei sottoporli all’attenzione, informando che insieme all’On  Stefano Quintarelli sto lavorando da tempo alla promozione dell’insegnamento dell’informatica e sto preparando una proposta di legge di cui l’ Intergruppo Innovazione è coinvolto.

Sono nettamente favorevole all’insegnamento dell’informatica alle scuole primarie e penso che questa potrebbe essere una importante innovazione portata avanti nella riforma della scuola, sul modello di quanto è stato portato avanti con la piattaforma code.org

Sono altrettanto convinta che si debba investire nelle infrastrutture e nei mezzi per permettere alle scuole sistemi come tablet e personal computer in comodato d’uso, con piattaforme aperte a tutti gli standard. Sarebbe un errore optare per un sistema operativo o per una tecnologia commerciale a scapito di altre, il progresso in questo settore è nemico dei monopoli, e i software aperti sono strumenti di innovazione e di democrazia. La scuola non può optare per un sistema informatico di stato, ma deve essere aperto a tutto, altrimenti abbiamo appena lottato per liberalizzare i libri scolastici e ci rimettiamo in una condizione di dipendenza da un altro tipo di monopolio.

A leggere i commenti di amici e colleghi che mi hanno segnalato i loro contributi in questo campo , mi è venuta in mente la mia lettura estiva di Jeremy Rifkin che parla di terza rivoluzione industriale e di evoluzione tra consumatore e produttore, si può diventare consumatori, o prodotti (come nel caso di google in cui chi utilizza il software non è il cliente ma il prodotto che viene venduto attraverso la profilazione) oppure si può essere produttori del proprio prodotto e si diventa padroni della tecnologia.

Penso anche che Enrico Nardelli abbia ragione, e questo cambiamento dei programmi delle scuole elementari può costituire l’inserimento fra le materie di una nuova grammatica quella della programmazione informatica, dello sviluppo del software.

Sono anche d’accordo con Alex Corlazzoli che dice molto chiaramente che la sfida educativa passa necessariamente per un investimento nella formazione dei docenti, per questo avevo elencato fra le priorità formative della legge l’Istruzione Riparte proprio l’aggiornamento nel settore dell’informatica. Per un piano educativo di questa portata, è fondamentale la formazione dei docenti e la diffusione di accesso a internet e infrastrutture adeguate nella scuola italiana.

 

 

 

 

Google e i programmi per far programmare le ragazze

Nella mia conferenza a Pavia, piuttosto ignorata anche su Facebook e su questo blog, ho parlato di molte questioni inerenti il futuro della ricerca italiana. Però ho anche accennato all’importanza di attrarre giovani donne e giovani uomini allo studio delle materie scientifiche, e alle politiche adottate negli USA per attrarre donne verso gli STEM, scienza, tecnologia, matematica, ingegneria…. Forse la disoccupazione sarebbe più bassa, e il nostro tasso di innovazione sarebbe più alto se investissimo di più nelle politiche di istruzione in questi settori.

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Mi piace molto la policy di google che segnala e attrae le donne verso la programmazione delle applicazioni, vorrei anche io che i nostri studenti diventassero elaboratori di innovazione piuttosto che consumatori, e che comprendessero meglio una nuova grammatica quella della programmazione e della progettazione.

Un campagna utile e importante che vorrei vedere attivata anche dalle imprese e multinazionali che operano in Italia. Per le giovani donne e giovani uomini italiani.

Un esempio interessante è offerto dall’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna che ha attivato molte collaborazioni con le scuole del territorio e di altri territori. I nostri ricercatori e gli insegnanti e dirigenti che collaborano sono convinti dell’importanza dello studio della robotica come applicazione di creatività, spirito di competizione, e metodo scientifico… sono qualità che si evocano e si sviluppano creando robot per gare e competizioni, e aiutano a collegare intelligenza artificiale, strategia del gioco, e abilità motorie, facendo riflettere gli studenti e attraendoli verso studi tecnici e scientifici.

A tale proposito cito anche il sito code.org che propone lo studio dell’informatica nelle scuole e giustamente investe molto nella opportunità e possibilità che ogni studente impari a programmare indipendentemente da quello che farà dopo.