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Agenzia della Ricerca: #laricercariparte ?

E se in Europa l’Italia dicesse che dal patto di stabilità occorre togliere gli investimenti in scuola e ricerca? E se provassimo a fare una riforma ‘europea’ del sistema della ricerca? E se provassimo a rispettare la carta europea dei ricercatori nei principi di reclutamento? Che non significa abolire i concorsi ma farli bene….

Continua il dibattito sull’agenzia della ricerca, nel mondo degli enti di ricerca e nelle università se ne parla tanto, anche se mai ufficialmente.

E io ricevo tanti stimoli e contributi soprattutto da colleghi scienziati, molti preoccupati perché l’agenzia della ricerca può rappresentare un’opportunità ma non deve essere scambiata per un’occasione di risparmiare o per controllare la ricerca. La ricerca deve essere libera e indipendente ma la programmazione nazionale è necessaria, la politica economia e il suo andamento sono legati alla qualità della programmazione, finanziamento e gestione dei progetti di ricerca e al momento in Italia sembra che questo non sia un tema sentito.

La ricerca non è pubblica amministrazione, è amministrazione della conoscenza e del suo avanzamento nell’interesse pubblico. Dobbiamo stare attenti che abbia un binario preferenziale e separato che rispetti la sua natura e le sue finalità, come avviene in tutti i paesi sviluppati.

Tra i tanti contributi mi sono arrivate alcune note da Fulvio Esposito, che è stato oltre che scienziato (quello lo è sempre) anche rettore e capo della segreteria tecnica del MIUR durante il mio mandato.

Riporto la lettera per esteso:

Mi sembra che la ‘discussione’, peraltro assai poco trasparente, anzi decisamente opaca e confusa, sull’istituzione di un’Agenzia Nazionale per la Ricerca e sul riordino degli Enti Pubblici di Ricerca stia prendendo una brutta piega. Brutta per il Paese e brutta per il sistema nazionale della ricerca pubblica, che potrebbe riceverne un colpo mortale. Intanto, si confondono due temi diversi: nei molti Paesi dove esiste l’Agenzia, essa ha compiti diversi e distinti da quelli degli organismi/enti di ricerca. Inoltre, il progetto di porre l’Agenzia (che, nella vulgata italica, assomiglia molto ad un super-CNR) ‘alle dipendenze’ della Presidenza del Consiglio rischia di rappresentare la pietra tombale dell’intuizione-sogno di Antonio Ruberti di dare dignità ‘ministeriale’ alla Ricerca.

Anch’io sono convinto che la dispersione delle competenze sulla ricerca tra diversi (molti) Ministeri non è difendibile, ma vi sono soluzioni diverse da quella dell’accentramento sotto la Presidenza del Consiglio.

Anch’io sono convinto che la pletora di enti di ricerca estremamente eterogenei per dimensioni e mission non è difendibile, ma vi sono soluzioni diverse da quelle dell’aggregazione in un mega-CNR.

Allego due brevi note (veramente brevi) al solo scopo di avviare una riflessione che potrebbe eventualmente trovare sbocco e seguito nelle istanze che vi vedono, a livello regionale, nazionale ed europeo, componenti di assoluto rilievo e prestigio.

Il primo documento si intitola La ricerca: una proposta di Fulvio Esposito.

Il secondo documento riguarda la riforma spagnola e la riorganizzazione della ricerca che sta avvenendo in Spagna, me ne parlò il sottosegretario spagnolo e studiammo il sistema per capirlo (L’agenzia della ricerca in Spagna, di Fulvio Esposito).

Aspetto altri commenti.