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La pace perpetua e la responsabilità della memoria

 

La commemorazione degli eccidi commessi durante il passaggio della Linea Gotica è molto importante e richiama anche l’attualità di quanto stiamo vivendo, che Papa Francesco ha definito la  Terza Guerra mondiale a pezzetti.

Per questo riprendo le note da cui ho tratto il mio discorso di commemorazione a Vinca, un eccidio avvenuto il 24 agosto 1944 in cui sono morte molte donne e bambini dopo atroci violenze. A Vinca il passaggio del fronte ha lasciato un ricordo di violenza inaudita.

A settanta anni da quei giorni abbiamo compiuto insieme un percorso della memoria, rileggendo i documenti originali degli interrogatori e i racconti dei superstiti e dei testimoni di allora, rivedendo le foto e i luoghi dove tutto avvenne in una sequenza di passaggi di violenza, tortura e morte.

Abbiamo il dovere oggi di ripercorrere insieme i nomi, le date di nascita e le storie di queste persone che sono state massacrate con efferatezza inaudita senza pietà con un disegno di lucida follia disseminatrice di panico, terrore e disperazione.

La lettura dei racconti di come furono trovati i corpi delle vittime ci fa comprendere quante atrocità furono commesse, oltre e prima dell’uccisione, la violenza e la tortura, volte anche a spezzare qualunque resistenza e legame con le forze partigiane, in una fase di ritirata.

Questi atti quindi sembrano rispondere ad una logica di disseminazione di terrore che poteva rispondere ad un ordine preciso a corpi specializzati ed addestrati proprio per questo genere di atti.

Due riflessioni mi vengono in proposito, la prima è che ci aspettiamo proprio dalla ricostruzione storica e dal lavoro scientifico sulle fonti una risposta a questi interrogativi, che riguardano le responsabilità e le motivazioni che potevano innescare questa spirale di efferatezza. La seconda è che questi atti e la loro violenza ci richiamano quanto sta avvenendo ed è già avvenuto in Iraq e in Siria, dove violenza e tortura spietate sono utilizzate come metodo di cieca sottomissione ad una ideologia di conquista e di sterminio volta a cancellare l’alterità e la differenza.

E’ per questo quindi che oggi dopo settanta anni è importante riaprire le inchieste nei tribunali specializzati e ricostruire una volta per tutte e senza timori quanto avvenne qui a Vinca, a San Terenzo e a Sant’Anna di Stazzema con precisione storica e metodo scientifico.

Senza una ricostruzione ufficiale e accreditata non ci sarà giustizia per la memoria delle centinaia di vittime di tutti gli eccidi compiuti in queste montagne, che reclamano ancora da noi una storia definitiva di quello che avvenne e delle responsabilità.

Il passaggio da memoria a storia è quindi un atto importante che chiediamo venga compiuto prima possibile.

L’idea di costruire percorsi e giornate della memoria in questi luoghi è molto bella, ed è proprio in questo senso che dobbiamo coinvolgere studenti e scuole per conoscere, per riflettere e per imparare quanto avvenne, e come la democrazia che oggi abbiamo in Italia vada difesa ogni giorno proprio in nome dei morti trucidati in questi boschi. Per questo da Ministro dell’Istruzione ho appoggiato il progetto del Parco della Pace a Sant’Anna di Stazzema dove le scolaresche fossero invitate ad andare, e per questo è importante che si creino legami e convenzioni fra i paesi e le comunità dei territori che hanno visto il passaggio del fronte della ritirata dell’esercito nazi fascista e che hanno sofferto terrore e violenza.

Le comunità si devono stringere insieme e il legame della sofferenza e della violenza deve diventare un’occasione di fratellanza, di comunanza di ideali e di desiderio di pace e di convivenza.

A San Terenzo avevo concluso la mia commemorazione dicendo che a noi spetta onorare il sacrificio delle persone morte in questi eccidi difendendo la democrazia , la libertà e la nostra civiltà.

Ed è proprio il valore della democrazia che vorrei ribadire qui oggi a Vinca dove sembra di rivedere in ogni momento il filmato di ciò che avvenne settanta anni fa.

Possiamo combattere la violenza e il terrore solo con la democrazia e la libertà.  Proprio in questi giorni è in corso un dibattito sul terrorismo e i metodi per combatterlo, in relazione a quanto sta avvenendo in Iraq. Credo che qui ed oggi dobbiamo dare una risposta agli interrogativi che tanti si pongono proprio perché dobbiamo sfruttare quanto commemoriamo oggi in senso educativo, perché dalla sofferenza di allora nasca un messaggio di speranza e di civiltà. Non c’è altro modo di affrontare la storia di quei giorni che quello di ricostruire quello che avvenne nei tribunali, fare giustizia e perseguire i colpevoli secondo il diritto.

Sono fermamente convinta che nella lotta contro il terrorismo e la violenza dobbiamo adottare gli strumenti che ci mette a disposizione la democrazia; non dobbiamo rompere i valori della nostra Costituzione e del nostro Diritto e non dobbiamo lasciarci trascinare in un gorgo di violenza e guerra. E’ stato ampiamente dimostrato che la guerra e la violenza sono inefficaci perché non vanno alla radice delle ragioni stesse che fanno scaturire la violenza.

Negli Stati Uniti la Corte Suprema e in Europa la Corte di Giustizia Europea hanno stabilito che non è lecito usare la tortura e la violenza per combattere il terrorismo.

Io credo che il terrorismo si combatta con la cultura, l’istruzione, l’educazione e soprattutto con la lotta alla disuguaglianza. Oggi come rappresentante delle istituzioni e del Parlamento italiano vorrei lasciare con un messaggio di civiltà e di richiamo ai nostri valori più alti.

Dobbiamo essere rigorosi e affrontare il terrore e la violenza che attualmente sconvolgono il medio oriente con la forza della democrazia e delle nostre istituzioni.

Vorrei concludere non solo richiamando Kant che dedicò alla pace perpetua pagine bellissime dove trovano le radici i fondamenti della nostra civiltà: non è una utopia ma la ragione stessa che ci deve spingere nella nostra politica estera, il perseguimento di un sogno di pace si deve realizzare con gli strumenti della democrazia. Vorrei concludere anche parlando di sociologi come Ulrich Beck che hanno affrontato con coraggio le ragioni stesse del terrorismo e del rapporto con i nostri stati e le loro politiche economiche ed estere. Vorrei richiamare storici e  filosofi, e l’importanza dello studio della storia e della filosofia come chiavi interpretative degli eccidi che commemoriamo oggi, per questo ha un senso riaprire i processi e le inchieste sugli eccidi commessi in Lunigiana e sulle Alpi Apuane e costruire un parco della pace che congiunga questi luoghi, un parco di educazione e trasmissione di valori importanti che dobbiamo difendere insieme ogni giorno, oggi più che mai.