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Risposta del Ministro Franceschini all’Interrogazione sulla Biblioteca della Sapienza

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Ho ricevuto in anticipo rispetto alla pubblicazione la risposta all’interrogazione presentata alla Camera al Ministro Franceschini sullo stato dei lavori e sul futuro della Biblioteca universitaria della Sapienza di Pisa.

Ecco la risposta che illustra l’investimento di più di 4 milioni di euro e il piano degli interventi sulla Biblioteca universitaria che dimostra l’impegno del Ministero dei Beni Culturali per il ripristino della Biblioteca.

La risposta si può leggere nel link allegato:

CARROZZA 4-13845

In risposta alla interrogazione:

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4%2F13845&ramo=CAMERA&leg=17

Questo è stato riportato in un articolo sulla Nazione di Pisa che ha seguito la vicenda della Biblioteca

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Dai risultati di ricerca alla valorizzazione industriale: la robotica indossabile

Il 14 marzo, lunedì, terrò a Roma presso la sede INAIL, una lezione nell’ambito della presentazione dei risultati del progetto di ricerca su “Sviluppo di un sistema protesico nelle amputazioni digitali della mano”, progetto del Centro Protesi INAIL in collaborazione presso l’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna. 

Il programma del seminario prevede una mia lezione sul tema:

ROBOTICA INDOSSABILE E INNOVAZIONE SOCIALE: PROSPETTIVE DELLA RICERCA E SFIDE INDUSTRIALI

E’ importante mostrare quanto il settore della robotica indossaabile sia ormai maturo per l’applicazione industriale. Il settore delle protesi di arto superiore e inferiore rappresenta uno dei più promettenti per lo sviluppo industriale, poiché l’Italia è uno dei paesi dove l’applicazione delle protesi è di altissimo livello, sia dal punto di vista delle competenze che degli investimenti in ricerca, penso che si possa pensare di impiantare nuove start-up e collaborazioni industriali che traslino nel mondo della produzione il know-how acquisito nei progetti di ricerca.

Per fare questo occorre un programma nazionale nel settore della riabilitazione che riunisca tutti gli attori principali in un cluster di ricerca e sviluppo industriale, in modo da aiutare e sostenere le iniziative imprenditoriali in questa area.

 

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Pisa come Cambridge

In risposta ad un articolo di Mario Lancisi sul Corriere Fiorentino sul declino di Pisa, alcuni miei colleghi hanno pubblicato una serie di interventi condivisibili sul futuro di Pisa. Mi sono sentita di aggiungere il mio contributo in qualità di deputata del territorio, perché ritengo importante in questa fase alimentare un dibattito sulla visione di Pisa.

Non so se sono riuscita a comunicare il mio pensiero, nato dalla conoscenza della città e dal desiderio di stimolare la partenza di due processi uno di cambiamento di cultura politica e il secondo di integrazione delle anime diverse che in città convivono.

L’articolo è riportato nella rassegna stampa del sistema universitario pisano di oggi.

Dalla rassegna stampa del 4 marzo

 

 

Cuba-Miami: A nuoto nei mari del Globo. Per un mondo senza barriere e senza frontiere.

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Oggi presso la sala stampa della Camera dei Deputati sarà presentata la tappa Cuba-Miami del progetto “A nuoto nei mari del Globo. Per un mondo senza barriere e senza frontiere”. Si tratta della traversata a nuoto che Salvatore Cimmino compirà nel corso della prossima estate. Salvatore è un amputato trans-femorale ‑dipendente di Selex-ES (società del gruppo di Finmeccanica)‑ che da dieci anni promuove con la sua avventura una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui diritti dei disabili e la necessità di azioni concrete per liberare il mondo dalle barriere architettoniche, attraverso riforme che permettano ai disabili di accedere alle migliori tecnologie possibili. (http://www.salvatorecimmino.it )

Nell’incontro di oggi, insieme con la mia collega l’On. Laura Coccia ed il mio collega prof. Eugenio Guglielmelli dell’Università Campus Biomedico di Roma vogliamo coinvolgere e organizzare i rappresentanti del mondo accademico, industriale, sportivo e politico per supportare Salvatore nella sua imminente sfida, e cogliere quest’occasione per un momento di riflessione sulle azioni da intraprendere intorno al tema “sviluppo ed adozione di nuove tecnologie per i disabili”.

E’ proprio da questo che voglio partire per condividere con voi due punti che mi stanno molto a cuore.

In primo luogo – e qui parlo da bioingegnere – questa sfida di lungo termine si può vincere solo investendo nella ricerca scientifica, puntando su coordinazione a livello internazionale e sfide avvincenti. Sono stati infatti da sempre questi i due ‘ingredienti’ fondamentali alla base dei miei sforzi di scienziata e ricercatrice. Con il mio gruppo di ricerca ci siamo occupati negli ultimi venti anni di tecnologie robotiche per i disabili cercando di spingerci sempre oltre le frontiere dello stato dell’arte e di farlo attraaverso partnership internazionali (letteralmente dal Giappone agli Stati Uniti, passando per la Cina e la Korea del Sud). Siamo partiti con le protesi di mano, poi abbiamo affrontato il tema della riabilitazione post-ICTUS robot assistita e negli ultimi anni abbiamo studiato e messo al punto nel progetto Europeo CYBERLEGs nuove protesi ed esoscheletri robotici per l’assistenza al cammino (http://www.cyberlegs.eu).

Fare dell’ottima ricerca è solo ovviamente il primo passo. Serve poi trasferire la conoscenza (le invenzioni, i prototipi, i brevetti, gli algoritmi, …), in prodotti accessibili dal più alto numero di potenziali utenti. Servono quindi delle azioni efficaci di trasferimento tecnologico. Qui credo che l’Italia possa e debba giocare un ruolo determinante nel panorama internazionale, per due ragioni: siamo leader nel settore delle nuove tecnologie per le disabilità (in particolare quelle motorie), e –soprattutto- abbiamo una delle migliori reti di centri clinici (penso per esempio a tutti i centri clinici promossi e gestiti da congregazioni ed associazioni cattoliche) dove giorno per giorno (letteralmente) ‘si combatte’ contro le disabilità. Questi centri sono (insieme alla ricerca) un importante valore in questo processo di trasferimento della tecnologia dai centri di ricerca al mercato: sono le fucine dove la tecnologia può essere ideata e validata (in modo sinergico con gli utenti finali e tutti gli attori del percorso riabilitativo, es.: fisioterapisti, medici fisiatri, psicologi). Il trasferimento della tecnologia e la creazione di nuovi prodotti sarà però possibile solo (e qui parlo da co-founder della spin-off IUVO Srl, http://www.iuvo.company) se l’accademia e (più in generale) i centri di ricerca sapranno attuare delle politiche mirate alla creazione di spin-off e alla loro alleanza strategica con gruppi industriali pronti ad investire propri capitali in attività imprenditoriali sì ad alto rischio, ma con un grande impatto socio-economico.

Salvatore che prova in Istituto di Biorobotica i nostri dispositivi

Salvatore che prova in Istituto di Biorobotica i nostri dispositivi

 

Secondo me la politica deve quindi intervenire per facilitare questi meccanismi e promuovere la realizzazione di un processo virtuoso, che possa quindi partire dai reali bisogni dei disabili, trasformandoli in opportunità di crescita, prima di tutto umana, poi scientifica, tecnologica e di progresso ed innovazione sociale.

Prima puntata della mia lezione su scienza e società: ricerca, Rifkin e la termodinamica

Chiediamo più investimenti in ricerca e formazione e lo facciamo perché sappiamo che andiamo incontro ad un baratro occupazionale e culturale ancora più grave se non investiamo di più

 

Ieri 24 novembre ho tenuto una lezione magistrale (keynote speach) ad un incontro di professori, ricercatori e industriali che lavorano nel settore della progettazione di software e sistemi, cosiddetti CyberPhysicalSystem.

Vorrei prima di tutto definire cosa sono i CyberPhysicalSystem, per capirlo occorre andare su una serie di siti, prima di tutto questo:

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http://cyberphysicalsystems.org

 Una definizione sintetica è:

‘Cyber-Physical Systems (CPS) are integrations of computation, networking, and physical processes. Embedded computers and networks monitor and control the physical processes, with feedback loops where physical processes affect computations and vice versa’

I sistemi CyberPhysical sono quindi sistemi integrati che includono i processi fisici (in generale quelli che vogliono essere controllati e quelli indesiderati che interferiscono) e i sistemi di software e computazione che rappresentano la misura e il controllo.

Poiché ero di fronte ad una platea di ingegneri e di tecnici, ho pensato di parlare del rapporto fra scienza e società, e fra scienza e politica, idealmente dovrebbe prevedere una scienza autonoma e una politica che si fa consigliare, ma nella pratica non c’è nessun legame strutturale.

Più in generale per studiare i meccanismi di generazione dell’innovazione volta a risolvere i problemi, è molto importante considerare i processi che governano la politica e le decisioni rilevanti che hanno un impatto sulle grandi sfide della società.

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E’ molto importante sensibilizzare chi si occupa di ricerca, innovazione e progettazione riguardo al tema del rapporto fra le conoscenze e tecnologie sviluppate e la società civile.

L’assenza di un rapporto strutturato fra scienza, e politica, la mancanza di figura di advisor scientifici per il governo, e la separazione fra cultura e politica, portano ad una scarsa considerazione della politica nei confronti della ricerca, ad una marginalizzazione progressiva e quindi in estrema conseguenza ad una riduzione del budget per la ricerca.

In generale l’investimento in ricerca comporta una scelta di lungo periodo che non guarda all’immediato, perché i cittadini chiedono sempre altro: l’investimento in ricerca non è quasi mai un tema prioritario per le elezioni politiche, a meno che non ci si rivolga ad una platea specializzata.

Siamo alle soglie del nuovo millennio, alle porte della quarta rivoluzione industriale e il nostro investimento in istruzione, cultura e conoscenza diminuisce. Questo porterà inevitabilmente ad un declino industriale e culturale del nostro continente.

Mentre le problematiche che abbiamo davanti ci portano a vere e proprie sfide che senza scienza e tecnologia non si possono affrontare,  assistiamo ad una progressiva mancanza di fiducia della politica nei confronti del mondo intellettuale e della scienza.

Per esempio si può pensare di risolvere il problema della produzione di energia senza un investimento in ricerca?
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Senza un investimento in ricerca è possibile affrontare il tema del cambiamento climatico e della sopravvivenza del nostro pianeta?

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Abbiamo bisogno di più ricerca e quindi di più Europa, ed ho spiegato perché dal mio punto di vista, l’Europa ha portato l’Italia a scelte di investimento di budget in ricerca o in innovazione che altrimenti non ci sarebbero state, come dimostrato dai programmi nazionali. Quando ho provato a lanciare un programma nazionale della ricerca, il governo Letta era agli ultimi giorni, e non ho potuto dare seguito alle mie proposte che prevedevano un piano nazionale allineato a quello europeo Horizon 2020 e integrativo. MI dispiace che questo piano non sia stato ripreso dal governo Renzi.

Io sono una sostenitrice convinta dell’Unione Politica dell’Europa e so che l’Unione Europea è l’unica possibilità per noi di costruire quella massa critica di innovazione e ricerca che può portare ad un rilancio della nostra produzione industriale, della nostra creatività e della nostra cultura.

Nell’anno di partenza di Horizon 2020 (http://ec.europa.eu/programmes/horizon2020/en/what-horizon-2020) , uno dei più grandi programmi di finanziamento della ricerca, il programma europeo più visionario e ambizioso, che finanzierà la ricerca fondamentale e l’innovazione sociale, vorrei dire a tutti, che senza Europa, l’Italia non avrebbe mai avuto una opportunità così importante, un investimento possibile e raggiungibile in ricerca. L’Italia ha un disperato bisogno di questa Europa, dell’Europa della ricerca e della innovazione.

Basta leggere cosa dice la presentazione stessa di Horizon2020.

‘Horizon 2020 is the biggest EU research and innovation programme ever. It will lead to more breakthroughs, discoveries and world-firsts by taking great ideas from the lab to the market. Almost €80 billion of funding is available over 7 years (2014 to 2020) – in addition to the private and national public investment that this money will attract’

Il secondo aspetto trattato nella mia lezione ha riguardato la politica economica. In particolare il contenuto ha riguardato l’inserimento della termodinamica nel nuovo paradigma economico di sviluppo della nostra società.

Citando Rifkin, sappiamo che la termodinamica, cioè l’innalzamento dell’entropia del pianeta, il consumo energetico, la produzione di rifiuti e più in generale la sostenibilità ambientale del paradigma economico, devono rientrare in una proposta politica ed economica. Non possono essere trascurate le conseguenze del processo di sviluppo industriale, e bisogna tenere conto che il nostro obiettivo dovrà essere anche quello di lavorare per la sopravvivenza e l’equilibrio nel nostro pianeta. Infatti, anche nelle relazioni fra USA e Cina le politiche ambientali sono diventate determinanti. Sta cambiando anche la sensibilità internazionale su questo tema.

The price of energy and food is climbing, unemployment remains high, the housing market has tanked, consumer and government debt is soaring, and the recovery is slowing. Facing the prospect of a second collapse of the global economy, humanity is desperate for a sustainable economic game plan to take us into the future (Jeremy Rifkin)

 

Memoria e Storia

 

Il testo integrale del mio discorso di commemorazione degli eccidi Bardine e San Terenzo in Lunigiana avvenuti il 19 agosto 1944

 

Una immagine della  cerimonia del 19 agosto

Una immagine della cerimonia del 19 agosto

Caro Sindaco, Autorità, cari cittadine e cittadini,

essere stata invitata oggi a commemorare gli eccidi di Bardine e San Terenzo,
ha per me un significato particolare, essendo cittadina ‘affettiva’ della Lunigiana, e legata alla Versilia fin dalla nascita, ed avendo commemorato le stragi di Sant’Anna di Stazzema un anno fa in qualità di Ministro dell’Istruzione.
Poiché la mia storia professionale e politica sono profondamente intrecciate con l’istruzione, la formazione e la ricerca, riprenderò il filo del discorso che ho aperto l’anno scorso a Sant’Anna, e continuerò il dialogo con i cittadini per stimolare la discussione sulla memoria e la storia e le loro funzioni culturali ed educative.

Nel settantesimo anno dall’eccidio si compie una trasformazione, la memoria delle persone che hanno vissuto direttamente quei giorni è ormai passata, ed allora il nostro compito di insegnanti, di ricercatori e di politici diventa quello di favorire il passaggio da memoria in cultura, in storia, in analisi distaccata e scientifica per trarne un messaggio importante di conoscenza e di insegnamento per le giovani generazioni.

Le istituzioni accademiche che hanno origine nella seconda metà dell’ottocento prevedevano che la ricerca e la conoscenza fossero senza confini, libere e che la divisione disciplinare prendesse senso e dignità soprattutto nell’insegnamento e nella trasmissione del sapere.
E così la storia di quei giorni e la sua analisi fanno parte del patrimonio di tutti, e ognuno di noi deve poter fare la propria rielaborazione critica in libertà, ma la storia deve essere studiata a scuola in modo da dare a tutti gli studenti e futuri cittadini, la possibilità di crescere e formarsi conoscendo il proprio territorio, le proprie radici e le atrocità che sono state commesse, le sofferenze inflitte, la resistenza e la ricostruzione a partire da quei valori condivisi nei quali crediamo e fondiamo la nostra democrazia e civiltà.
Non posso non citare Marc Bloch che fa partire il suo libro Apologia della Storia proprio dalla domanda del bambino che chiede a che cosa serve la storia? E’ da lì che deve partire la ricerca, perchè sia anche insegnamento e rielaborazione
secondo un’etica scientifica che ci fa ricostruire gli avvenimenti a partire dal desiderio di spiegare e di illustrare, avvicinandoci alla verità con metodo e obiettività.
Per questo voglio innanzitutto ricordare che la storia di questi eccidi, così come la ho letta dai documenti e dai racconti, è fatta di storie di persone semplici, innocenti, inconsapevoli vittime, e di violenza e di efferatezza commesse contro la popolazione inerme e senza ragioni, solo per vendetta e per disseminare paura e sconforto. Voglio qui ringraziare a questo proposito tutti coloro, associazioni culturali, pro loco, sindaci e consiglieri comunali, semplici cittadini, che contribuiscono alla raccolta dei documenti, alla ricostruzione di mostre, alla realizzazione di musei e di libri trasformando spesso documenti dispersi in testimonianze per chi è interessato a conoscere il territorio profondamente, non solo paesaggio e beni artistici ma anche memoria storica delle persone che hanno abitato e costruito questi luoghi.
E’ vero che trasformare la memoria in storia può essere doloroso, interpretare i racconti e i dettagli può far scoprire cose nuove, prospettive diverse in cui si attraversano le tensioni e le interpretazioni differenti per avvicinarsi alla verità, ma l’insegnamento che se ne trae è indubbiamente che certe violenze che oggi sembrano impossibili e lontane, sono davvero avvenute anche a due passi da casa nostra e che occorre tenere sempre alta la guardia per evitare che possa accadere di nuovo: vale la pena confrontarsi ogni giorno per tenere la nostra democrazia al riparo dalle scorciatoie, dalle dittature e dal populismo che minacciano tutti noi e ci allontanano dalla obiettività e dalla cultura, offrono soluzioni semplici a problemi complessi ma poi sconfinano inesorabilmente nella violenza.
Da politico itinerante per tutti i luoghi, anche più remoti della nostra regione e del nostro paese, ho imparato ad apprezzare questa forma di volontariato civico della memoria e della cultura, che rende l’Italia così unica e così viva anche nel suo passato, non si attraversa luogo senza vedere una mostra e un museo, e senza ricevere un libro che ricostruisca le nostre radici e le trasmetta ad un interlocutore attento a capire la storia con la geografia, la cultura con la letteratura, la sociologia e l’antropologia.
Anche qui in Lunigiana mi è capitato qualche giorno fa di vedere il frutto di questi sforzi collettivi.
Confermo e sottolineo, anche in modo istituzionale, il mio apprezzamento per questa ‘sussidiarietà’ nella trasmissione della cultura e della memoria: nel caso di terre che hanno sofferto anche crimini ed efferatezze come quelle commemorate oggi, i musei, le mostre e i premi letterari servono a riflettere a fare tesoro del passato ed a capire meglio i valori della democrazia e della civiltà riflettendo in comunità.
Il secondo messaggio che vorrei dare riguarda le aree della terra che stanno soffrendo come allora, nel 1944, soffriva la nostra terra al passaggio del fronte e della ritirata dell’esercito di occupazione nazista. E’ impossibile non fare paragoni e non pensare alla Siria, all’Iraq, all’Ucraina, alla Palestina, e ai tanti focolai aperti dove assistiamo inermi e impotenti ad eccidi, torture e violenze in nome di ideologie distorte e malate che fanno della paura, della morte e della disperazione il loro messaggio di sottomissione. Abbiamo costruito l’Unione Europea per reazione alla violenza e alla guerra, ed abbiamo creato unioni finanziarie ed economiche ma non abbiamo saputo costruire una unione politica che permetta al nostro continente di trasmettere valori di civiltà e di pace degni della nostra storia, della nostra cultura e unici veri testimoni ed eredi del sacrificio estremo che hanno offerto tanti che sono morti proprio durante gli anni che commemoriamo oggi, per darci libertà e democrazia.
Se c’è una esortazione che mi sento di dare oggi qui di fronte a questi morti che oggi ricordiamo, è quello che esiste ancora molto per cui dobbiamo combattere e lavorare, le disuguaglianze, la povertà e la disperazione sociale che sta sgretolando il nostro paese, e la mancanza di un’idea comune di società che ci tenga insieme e ci ricordi che dobbiamo fare ognuno qualche sacrificio per salvare il nostro paese e il futuro dei nostri figli. C’è ancora molto da fare, e proprio oggi, per i giovani e per chi di loro senta il dovere di lavorare per il proprio paese, l’Europa deve essere una unione di paesi e di cittadini che credono nei valori di libertà, democrazia, integrazione e tolleranza, e questi valori sono a rischio; mai come oggi, durante una crisi economica profonda, occorre ristabilire memoria comune, civiltà condivisa e idea nobile di politica come servizio e dono agli altri dei propri talenti e delle proprie qualità.
Ecco alla domanda che mi è stata posta da uno studente: ha un senso ancora oggi rileggere nomi, date di nascita e luoghi di residenza dei caduti? Io rispondo di sì. E’ nostro dovere come rappresentanti delle istituzioni tenere alta la memoria e il ricordo di quelle persone semplici che hanno subito le conseguenze della storia, si sono trovate in questa terra di passaggio di una ritirata e di una guerra e sono morte con sofferenza per noi. Io propongo una visione pedagogica di queste giornate di commemorazione, non spetta a noi, ma soprattutto ai tribunali ed alla ricerca storica l’analisi delle cause e dei dettagli dei minuti, e delle ore e degli eventi che si sono susseguiti nel lontano 19 agosto 1944 qui a San Terenzo Monti, a Bardine, a Fivizzano. Il mio ruolo è stimolare lo studio di quella storia, la lettura di quei racconti, la visione delle foto e dei documenti perchè ognuno capisca le conseguenze della violenza e della dittatura, dell’ignoranza e dell’inciviltà dell’arroganza che sostituisce un pensiero unico alla libertà.
A settanta anni da quegli eccidi e da quella sofferenza, vorrei ricordare uno per uno quei morti che hanno sacrificato la vita per noi e sono qui a ricordarci che occorre assumerci la responsabilità di onorare la loro memoria e di difendere, la libertà, la democrazia e la civiltà in loro nome.

Maria Chiara Carrozza, 19 agosto 2014

Articolo che avevo scritto per l’Unità (non andato in stampa)

Mi era stato chiesto un articolo sul pensionamento dei professori e invece ho trovato pensionata l’Unità, l’ho scritto e non è stato pubblicato, con grande dispiacere, lo posto qui sul mio blog…. 

Per leggere cosa è successo, seguite questo link

Nel solco delle proposte presentate dal PD università e ricerca negli anni recenti, volte a stimolare e favorire il ricambio generazionale, la norma introdotta dal decreto Madia introduce la possibilità di pensionare a 68 anni i professori con almeno quarantadue anni di servizio, a scelta dell’amministrazione secondo criteri organizzativi definiti in partenza. Tale norma ha riattivato un dibattito mai sopito sul ‘pensionamento forzoso’ dei professori universitari, con appelli, contro appelli e prese di posizione.
Su questo tema, sono stata sollecitata a esprimere la mia posizione e credo di poterlo fare alla luce di tutte le mie battaglie a favore del ricambio generazionale.
La prima cosa che vorrei dire è che non capisco bene perché i professori si preoccupino tanto, sono soltanto pochi quelli che potranno vantare la lunga permanenza in servizio necessaria per poter essere collocati a riposo. La maggior parte dei professori e ricercatori del prossimo futuro non potrà mai aspirare a raggiungere 40 anni in servizio perché le immissioni in ruolo si sono pericolosamente spostate in avanti con l’età. Sono d’accordo con l’amico Ciliberto che un pensionamento indiscriminato possa recare danno al nostro sistema accademico, tuttavia la norma così come è scritta restringe molto il campo di azione e delega la responsabilità agli atenei.
La norma prevede infatti che l’eventuale pensionamento possa avvenire soltanto a discrezione del Senato Accademico e dopo averne definito i criteri base, onde evitare discriminazioni o guerre personali.
L’arbitrarietà è molto pericolosa, ma se si definiscono criteri di produttività e di qualità dell’impegno nella didattica e nella ricerca il problema diventa un’opportunità per l’ateneo per incoraggiare l’uscita di chi non riesce più ad essere attivo. Non vedo niente di scandaloso che una università possa pensionare chi non scrive più, non fa lezione e non riesce a lavorare a favore di un riutilizzo delle risorse per assumere un giovane docente o un ricercatore.
Penso che i criteri per il pensionamento debbano partire dalla valutazione della produzione scientifica e dalla qualità della partecipazione alle attività didattiche dell’ateneo, ma anche alla necessità di tenere attivi i corsi di laurea sulla base degli stringenti criteri attualmente applicati per l’accreditamento dei corsi: per un professore che viene a mancare, oggi possono saltare interi corsi di laurea.
Un buon Rettore e dei buoni Organi Accademici non prendono decisioni ad personam ma definiscono i programmi di reclutamento sulla base di un piano strategico, e la norma così come è scritta va proprio in questa direzione delegando maggiore autonomia ma anche responsabilità.
I giovani hanno bisogno di segnali che l’università riapre le porte, e le riapre secondo criteri meritocratici, perché dobbiamo consentire a chi ha avuto tanti privilegi e opportunità di rimanere in servizio anche se poco produttivo ? Dall’altra parte, in ingresso nella carriera universitaria, siamo così spietati ed esigenti, investiamo poche risorse e diamo poca speranza.
Io penso che l’università italiana si debba impegnare di più per ritornare ad essere il centro ed il motore della ricostruzione del nostro paese, anche in questo dibattito ho sentito poco pluralismo, poche voci e sempre le stesse, che si impegnano a far sentire la propria opinione. Per questo apprezzo molto l’impegno di CIliberto che parte proprio dalla considerazione sul declino della nostra classe docente per sottolineare la progressiva marginalizzazione degli intellettuali e dei ricercatori e docenti dal dibattito pubblico. Perché i Magistrati siano esenti, per esempio, non è chiaro rispetto ai Professori Universitari, io penso che entrambe le categorie siano importanti per il paese.
Anche lo stesso fatto che la norma sul pensionamento sia introdotta nel decreto sulla Pubblica Amministrazione, rientra nelle politiche proposte dal Ministro Madia, ma introduce qualche preoccupazione: sembra che l’università attualmente sia così debole da non meritare più nemmeno una legge propria di riordino e di rilancio. Soltanto un testo unico sull’università può ripulire e fare chiarezza sulla gestione ordinaria e sulla programmazione.
Come è possibile trattare un tema delicato come quello dell’abilitazione nazionale all’interno di un decreto sulla Pubblica Amministrazione? In questo penso che il Presidente della CRUI Paleari abbia ragione. Capisco l’emergenza ma da quanto è avvenuto capisco anche che l’università non merita attenzione particolare.
Mi auguro di poter tornare presto su questo giornale, l’Unità, a dibattere su un piano educativo nazionale, che veda il ruolo dell’istruzione superiore come cardine per programmare il futuro dei nostri giovani. Vorrei anche chiarire una volta per tutte che professore non significa conservatore dei privilegi ma soprattutto innovatore e progressista, capace di spostare in avanti il confine della conoscenza, della tecnologia e del sapere. Usciamo dai dibattiti amministrativi e impegniamoci a costruire un piano di rilancio dell’istruzione superiore, senza opporre una generazione all’altra e guardando alla qualità, in nome del futuro dei nostri studenti.

Il futuro del sistema della ricerca italiano

A Pavia, in occasione della conferenza del Gruppo Nazionale di Bioingegneria, ho tenuto una conferenza sul sistema della ricerca italiano.

Il Gruppo Nazionale di Bioingegneria è il gruppo che raccoglie i ricercatori del sistema della ricerca italiano che afferiscono alla bioingegneria come settore di didattica e di ricerca. Di fatto rappresenta per me la comunità scientifica di appartenenza, dove ho svolto tutta la mia carriera scientifica e al quale devo molto in termini di crescita professionale, di apertura internazionale di sviluppo del metodo scientifico. Sono molto affezionata e ‘l’ho visto nascere’ ed evolversi, ho fatto parte della Giunta del GNB e sono stata membro eletto rappresentante dei professori associati.

Annualmente il GNB si trova per una conferenza nazionale in cui partecipano tutti i ricercatori che operano nelle varie sedi, degli enti pubblici e privati e del mondo dell’impresa. Viene dato largo spazio ai giovani, ed è un’ottima palestra di addestramento per imparare il mestiere di ricercatore.

Quest’anno la conferenza era organizzata a Pavia, presso l’università.

Io ho tenuto una conferenza sul tema della ricerca, che includeva uno stato dell’arte della ricerca in Italia oggi e una valutazione prospettica di come dovrebbe cambiare questo mondo, con una proposta di costituzione di un’agenzia nazionale della ricerca.

Sarebbe davvero una grande opportunità per il governo Renzi riformare il mondo degli enti di ricerca, differenziarli dal resto della pubblica amministrazione, e costituire un comparto autonomo, che permetta di riunire tutti gli enti di ricerca, attualmente inseriti all’interno dei vari Ministeri ‘vigilanti’ e chiarire il concetto che la ricerca è indipendente e risponde a un programma nazionale della ricerca definito da governo e parlamento.

La mia presentazione si può scaricare qui : Pavia – GNB2014_Carrozza

Le fonti più importanti sono citate nelle slides, e alcuni dati e considerazioni sono il risultato delle elaborazioni di alcuni ricercatori della Scuola Sant’Anna: Calogero Oddo, Fabrizio Vecchi, Marco Bani, Alberto di Minin e Nicola Vitiello.

E’ a loro, i giovani ricercatori di poco più di trent’anni che mi hanno aiutato e a tutti i giovani ricercatori che riempivano l’aula dell’università di Pavia, che voglio dedicare tutti i miei sforzi politici e accademici per un rilancio della ricerca in Italia. Non avrò pace fino a che non vedrò dare la giusta attenzione a questo settore.