Archivi categoria: Disabilità

Dai risultati di ricerca alla valorizzazione industriale: la robotica indossabile

Il 14 marzo, lunedì, terrò a Roma presso la sede INAIL, una lezione nell’ambito della presentazione dei risultati del progetto di ricerca su “Sviluppo di un sistema protesico nelle amputazioni digitali della mano”, progetto del Centro Protesi INAIL in collaborazione presso l’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna. 

Il programma del seminario prevede una mia lezione sul tema:

ROBOTICA INDOSSABILE E INNOVAZIONE SOCIALE: PROSPETTIVE DELLA RICERCA E SFIDE INDUSTRIALI

E’ importante mostrare quanto il settore della robotica indossaabile sia ormai maturo per l’applicazione industriale. Il settore delle protesi di arto superiore e inferiore rappresenta uno dei più promettenti per lo sviluppo industriale, poiché l’Italia è uno dei paesi dove l’applicazione delle protesi è di altissimo livello, sia dal punto di vista delle competenze che degli investimenti in ricerca, penso che si possa pensare di impiantare nuove start-up e collaborazioni industriali che traslino nel mondo della produzione il know-how acquisito nei progetti di ricerca.

Per fare questo occorre un programma nazionale nel settore della riabilitazione che riunisca tutti gli attori principali in un cluster di ricerca e sviluppo industriale, in modo da aiutare e sostenere le iniziative imprenditoriali in questa area.

 

programma (1)

 

programma (1)

 

Cuba-Miami: A nuoto nei mari del Globo. Per un mondo senza barriere e senza frontiere.

Cimmini-carrozza

Oggi presso la sala stampa della Camera dei Deputati sarà presentata la tappa Cuba-Miami del progetto “A nuoto nei mari del Globo. Per un mondo senza barriere e senza frontiere”. Si tratta della traversata a nuoto che Salvatore Cimmino compirà nel corso della prossima estate. Salvatore è un amputato trans-femorale ‑dipendente di Selex-ES (società del gruppo di Finmeccanica)‑ che da dieci anni promuove con la sua avventura una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui diritti dei disabili e la necessità di azioni concrete per liberare il mondo dalle barriere architettoniche, attraverso riforme che permettano ai disabili di accedere alle migliori tecnologie possibili. (http://www.salvatorecimmino.it )

Nell’incontro di oggi, insieme con la mia collega l’On. Laura Coccia ed il mio collega prof. Eugenio Guglielmelli dell’Università Campus Biomedico di Roma vogliamo coinvolgere e organizzare i rappresentanti del mondo accademico, industriale, sportivo e politico per supportare Salvatore nella sua imminente sfida, e cogliere quest’occasione per un momento di riflessione sulle azioni da intraprendere intorno al tema “sviluppo ed adozione di nuove tecnologie per i disabili”.

E’ proprio da questo che voglio partire per condividere con voi due punti che mi stanno molto a cuore.

In primo luogo – e qui parlo da bioingegnere – questa sfida di lungo termine si può vincere solo investendo nella ricerca scientifica, puntando su coordinazione a livello internazionale e sfide avvincenti. Sono stati infatti da sempre questi i due ‘ingredienti’ fondamentali alla base dei miei sforzi di scienziata e ricercatrice. Con il mio gruppo di ricerca ci siamo occupati negli ultimi venti anni di tecnologie robotiche per i disabili cercando di spingerci sempre oltre le frontiere dello stato dell’arte e di farlo attraaverso partnership internazionali (letteralmente dal Giappone agli Stati Uniti, passando per la Cina e la Korea del Sud). Siamo partiti con le protesi di mano, poi abbiamo affrontato il tema della riabilitazione post-ICTUS robot assistita e negli ultimi anni abbiamo studiato e messo al punto nel progetto Europeo CYBERLEGs nuove protesi ed esoscheletri robotici per l’assistenza al cammino (http://www.cyberlegs.eu).

Fare dell’ottima ricerca è solo ovviamente il primo passo. Serve poi trasferire la conoscenza (le invenzioni, i prototipi, i brevetti, gli algoritmi, …), in prodotti accessibili dal più alto numero di potenziali utenti. Servono quindi delle azioni efficaci di trasferimento tecnologico. Qui credo che l’Italia possa e debba giocare un ruolo determinante nel panorama internazionale, per due ragioni: siamo leader nel settore delle nuove tecnologie per le disabilità (in particolare quelle motorie), e –soprattutto- abbiamo una delle migliori reti di centri clinici (penso per esempio a tutti i centri clinici promossi e gestiti da congregazioni ed associazioni cattoliche) dove giorno per giorno (letteralmente) ‘si combatte’ contro le disabilità. Questi centri sono (insieme alla ricerca) un importante valore in questo processo di trasferimento della tecnologia dai centri di ricerca al mercato: sono le fucine dove la tecnologia può essere ideata e validata (in modo sinergico con gli utenti finali e tutti gli attori del percorso riabilitativo, es.: fisioterapisti, medici fisiatri, psicologi). Il trasferimento della tecnologia e la creazione di nuovi prodotti sarà però possibile solo (e qui parlo da co-founder della spin-off IUVO Srl, http://www.iuvo.company) se l’accademia e (più in generale) i centri di ricerca sapranno attuare delle politiche mirate alla creazione di spin-off e alla loro alleanza strategica con gruppi industriali pronti ad investire propri capitali in attività imprenditoriali sì ad alto rischio, ma con un grande impatto socio-economico.

Salvatore che prova in Istituto di Biorobotica i nostri dispositivi

Salvatore che prova in Istituto di Biorobotica i nostri dispositivi

 

Secondo me la politica deve quindi intervenire per facilitare questi meccanismi e promuovere la realizzazione di un processo virtuoso, che possa quindi partire dai reali bisogni dei disabili, trasformandoli in opportunità di crescita, prima di tutto umana, poi scientifica, tecnologica e di progresso ed innovazione sociale.

Per i giovani ricercatori l’indipendenza è importante

Protesi CyberHand (BLOG DI CHE FUTURO sull’innovazione)

Nel sollecitare lo sviluppo del programma SIR per i giovani ricercatori, di cui attendiamo ancora la valutazione, ho ripensato a quanto è stato per me importante avere il mio primo progetto di ricerca in modo indipendente.

Essere project leader è fondamentale per un ricercatore che arriva alla sua maturità, dopo i 30 anni, entro qualche anno alla conclusione dei contratti post-doc, si dovrebbe poter diventare ricercatori e dunque anche capaci di autonomia.

Non è che essere project leader di un progetto personale implica lasciare un dipartimento, un gruppo di ricerca o un istituto, ma si tratta di una base per poter sviluppare la propria indipendenza scientifica e arrivare ad una originalità nel contributo personale che sono determinanti in una carriera scientifica e accademica.

Per me questo si verificò intorno ai 35 anni con il progetto Cyberhand e altri progetti nel campo delle protesi di mano, un settore che matura molto lentamente ma che ha frontiere scientifiche importantissime e dalle tante applicazioni, sia nel campo della conoscenza scientifica che in quello clinico.

In parte la mia esperienza è raccontata qui nel blog di ‘che futuro':

BLOG DI CHE FUTURO sull’innovazione