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Giornata della Solidarietà: i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Oggi alla Scuola Sant’Anna, l’On Sandra Zampa ed io abbiamo organizzato una tappa del percorso delle scuole pisane in città, previsto nell’ambito della Giornata della Solidarietà.
L’argomento della giornata di oggi era:
Tutele e diritti del minore nell’ordinamento costituzionale, europeo e internazionale: un impegno di tutti e di ciascuno
Gli articoli discussi si riferiscono in parallelo alla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia con la legge n. 176/1991) e alla Costituzione italiana.

Abbiamo ricevuto classi terze e quarte delle scuole superiori pisane e abbiamo discusso con loro gli articoli 2 e 11 della Costituzione e l’articolo 3 della Convenzione con i nostri racconti diretti e la nostra esperienza di parlamentari della Commissione Esteri.

L’On Zampa ha parlato degli articoli della Costituzione e della loro storia, ed ha introdotto il tema dei Minori non Accompagnati e della loro sorte in Italia. Ha illustrato il significato e l’impatto della ratifica in una legge italiana della Convezione sui diritti dell’infanzia che impegnano lo Stato italiano ad accogliere i minori non accompagnati al loro arrivo in Italia.

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In particolare io ho raccontato la mia esperienza nella missione in Kurdistan iracheno con la Commissione Esteri, le mie impressioni dirette e le mie emozioni durante la visita ai campi delle Nazioni Unite dove si trovano i profughi.

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Gli articoli della Costituzione che abbiamo discusso:

Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 11.

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

L’ Art 3 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia con la legge n. 176/1991):

1. In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità ammini- strative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente.

2. Gli Stati parti si impegnano ad assicurare al fanciullo la protezione e le cure necessarie al suo benessere, in considerazione dei diritti e dei doveri dei suoi genitori, dei suoi tutori o di altre persone che hanno la sua responsabilità legale, e a tal fine essi adottano tutti i provvedimenti legislativi e amministrati- vi appropriati.

3. Gli Stati parti vigilano affinché il funzionamento delle istituzioni, servizi e istituti che hanno la responsabilità dei fanciulli e che provvedono alla loro pro- tezione sia conforme alle norme stabilite dalle autorità competenti in particola- re nell’ambito della sicurezza e della salute e per quanto riguarda il numero e la competenza del loro personale nonché l’esistenza di un adeguato controllo.

La convenzione si può scaricare a questo link

Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

 

 

Disconnect e le lezioni di programmazione

Ieri ho visto un film che mi ha colpito molto e mi ha fatto riflettere sulla mia esperienza al Ministero dell’Istruzione. Durante il mio mandato sono accaduti alcuni episodi di suicidio e di tentato suicidio di studentesse e studenti che avevano subito attacchi sui social network, vittime di bullismo mediato da internet. Il disagio è creato non da internet e dai social network, ma dal contesto della classe, del territorio o della famiglia, ma il social network diventa il mezzo per il pubblico ludibrio, spesso al di là della volontà stessa degli adolescenti che non conoscono l’impatto e la potenza del mezzo. Il film Disconnect ha anticipato e descritto un fenomeno.

Il fenomeno sociale descritto nel film mi ricorda un’immagine che ho visto nella caffetteria del Metropolitan Museum of Modern Art a New York lo scorso mese: intere famiglie a pranzo che facevano una sosta dalla visita e allo stesso tavolo non si parlavano ma erano impegnate ognuno a guardare lo schermo del proprio smart phone.

Ho pensato: che società stiamo costruendo?

Siamo pronti eticamente e sociologicamente ad affrontare questo tema, in modo da preparare la scuola ad affrontare ed educare i giovani studenti perché utilizzino bene internet e i social network?

Penso che il progetto di diffondere l’uso corretto, la consapevolezza del social network debba essere impostato in modo da non vedere lo smart phone come un nemico, ma come uno strumento per perseguire un fine positivo.

L’unica risposta è quindi preparare i nostri studenti ad utilizzare, programmare e sviluppare le applicazioni piuttosto che a diventare consumatori di social network, e quindi noi abbiamo bisogno di lezioni, esercitazioni di informatica e di programmazione, più che di discorsi. Conoscendo il mezzo e cosa c’è dietro alleveremo cittadini più consapevoli.

PS per trovare la descrizione del film Disconnect…basta andare sui motori di ricerca…