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Al lavoro fra Pontedera, Pisa, Lussemburgo…

Diario di inizio settembre

Oggi tutto inizia con una poesia di Victor Hugo che si intitola ‘Claire de Lune’ e che io ho studiato al liceo.

(Per trovare il testo della poesia in francese)

Sono ritornata dalla pausa estiva già da un paio di settimane, e mi sono presa questo tempo per riflettere in vista della partenza del prossimo anno. Essendo ricercatrice e professoressa, per me l’anno comincia da settembre e non da gennaio, e in questo non credo che riuscirò mai a cambiare. Inoltre in settembre c’è il mio compleanno, che quest’anno è ‘pesante’ e quindi rappresenta un momento di bilancio e nello stesso di partenza.

Mi trovo di nuovo alla Scuola Sant’Anna, sono nel mio ufficio di Pisa, e ho passato i primi giorni della settimana nel mio ufficio di Pontedera, ho partecipato a riunioni, con la faculty, e con i colleghi, che sono tipiche dei nuovi inizi, come quelli di anno accademico.

SCULA SUPERIORE DI STUDI SANTA ANNA PISAPHOTO © 2011 - FABIO MUZZI

Riprendo in mano la mia attività di ricercatrice, ho discusso con una dottoranda sul suo progetto di ricerca, e mi sono interessata alle sue idee e al suo progetto. Si tratta di un dispositivo che può essere usato da persone cieche o sorde, oppure da sordo ciechi per vivere meglio e poter comunicare, scambiare informazioni.

Nel frattempo mi preparo alla mia missione in Lussemburgo, ho letto molto sulla questione dei migranti, e sulla tragedia di tutte le persone disperse in mare, o bloccate nelle stazioni, della loro povertà e disperazione. Sembra di veder rievocato uno spettro del passato, i treni, i tatuaggi, le persone costrette a scappare a bordo dei treni. Anche i morti in mare fra Grecia e Turchia, e le persone gettate dalle navi, mi ricorda quanto ho letto quando studiavo letteratura francese, al liceo, ed ascoltavo delle guerre fra Grecia e Turchia…

La conferenza a cui partecipo, è organizzata nell’ambito del semestre europeo del Lussemburgo, ed ha un nome che è tutto un programma:

INTER-PARLIAMENTARY CONFERENCE FOR THE CFSP AND THE CSDP

(Conferenza Inter-parlamentare europea sulla politica estera comune e sulla politica di sicurezza e difesa comune)

Già dal nome non si capisce di cosa si tratta (CFSP, e CSDP)… occorre tradurre.

Mi pare di partire per una conferenza molto importante, ma sulla quale potrò incidere, come singola deputata, molto poco. Tutte le delegazioni di tutti i parlamenti europei insieme, con i Commissari competenti su Politica Estera, e Difesa, Sicurezza. Ci sarà quindi Federica Mogherini. Si parlerà dal cambiamento climatico, ai ‘flussi di migranti’, un eufemismo per descrivere cosa sta accadendo in Europa.  Scriverò da Lussemburgo, perché in questa fase ritengo importante  tenere aggiornate su come si muovono le istituzioni nazionali ed europee le persone interessate,  in modo da far capire cosa avviene in Europa.

E così parte il mio anno, tra l’immagine di un bambino riverso sulla spiaggia, che fa discutere sulla mia pagina Facebook, il mio lavoro di docente che non cessa mai, e il mio impegno di deputato per cercare di smuovere l’Europa nella direzione giusta. Il tutto è accompagnato dalla poesia di Victor Hugo, che da appassionata della letteratura, mi risuona in francese con la voce della mia prof di liceo, ferma e triste.

Traduzione italiana della poesia di Victor Hugo:

Chiaro di Luna

La luna è serena e gioca sui flutti.

Alla finestra libera e aperta alla brezza,

la sultana osserva, il mare si frange laggiù

e con fili d’argento ricama gli scogli.

La chitarra vibrando le scivola di mano,

lei ascolta…l’eco sorda di un opaco rumore.

Un pesante vascello turco dalle spiagge di Cos

forse approda ai lidi greci, coi suoi tartari remi?

O sono i cormorani coi loro alterni tuffi

e le ali su cui l’acqua in perle scivola?

E’ la sottile voce di un genio che soffia di lassù

e dalla torre nel mare le pietre fa cadere?

Chi vicino al serraglio osa turbare l’acqua?

Non è il cormorano nero cullato dall’onda,

non sono pietre delle mura, né il suono cadenzato

del vascello che avanza sull’acqua con i remi.

Da sacchi pesanti giunge il singhiozzo.

Si muovono nel mare che li sospinge

come inquieti fianchi di forma umana.

La luna è serena e gioca sui flutti.

di

Victor Hugo

 

Giornata della Solidarietà: i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Oggi alla Scuola Sant’Anna, l’On Sandra Zampa ed io abbiamo organizzato una tappa del percorso delle scuole pisane in città, previsto nell’ambito della Giornata della Solidarietà.
L’argomento della giornata di oggi era:
Tutele e diritti del minore nell’ordinamento costituzionale, europeo e internazionale: un impegno di tutti e di ciascuno
Gli articoli discussi si riferiscono in parallelo alla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia con la legge n. 176/1991) e alla Costituzione italiana.

Abbiamo ricevuto classi terze e quarte delle scuole superiori pisane e abbiamo discusso con loro gli articoli 2 e 11 della Costituzione e l’articolo 3 della Convenzione con i nostri racconti diretti e la nostra esperienza di parlamentari della Commissione Esteri.

L’On Zampa ha parlato degli articoli della Costituzione e della loro storia, ed ha introdotto il tema dei Minori non Accompagnati e della loro sorte in Italia. Ha illustrato il significato e l’impatto della ratifica in una legge italiana della Convezione sui diritti dell’infanzia che impegnano lo Stato italiano ad accogliere i minori non accompagnati al loro arrivo in Italia.

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In particolare io ho raccontato la mia esperienza nella missione in Kurdistan iracheno con la Commissione Esteri, le mie impressioni dirette e le mie emozioni durante la visita ai campi delle Nazioni Unite dove si trovano i profughi.

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Gli articoli della Costituzione che abbiamo discusso:

Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 11.

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

L’ Art 3 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia con la legge n. 176/1991):

1. In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità ammini- strative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente.

2. Gli Stati parti si impegnano ad assicurare al fanciullo la protezione e le cure necessarie al suo benessere, in considerazione dei diritti e dei doveri dei suoi genitori, dei suoi tutori o di altre persone che hanno la sua responsabilità legale, e a tal fine essi adottano tutti i provvedimenti legislativi e amministrati- vi appropriati.

3. Gli Stati parti vigilano affinché il funzionamento delle istituzioni, servizi e istituti che hanno la responsabilità dei fanciulli e che provvedono alla loro pro- tezione sia conforme alle norme stabilite dalle autorità competenti in particola- re nell’ambito della sicurezza e della salute e per quanto riguarda il numero e la competenza del loro personale nonché l’esistenza di un adeguato controllo.

La convenzione si può scaricare a questo link

Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

 

 

Indagine conoscitiva sulla dispersione scolastica

Oggi ho partecipato alla presentazione della indagine conoscitiva sulle strategie di lotta alla dispersione scolastica, attività che era già in corso quando ero al governo, e materia di lavoro del mio sottosegretario Rossi Doria che era presente stamani alla riunione.

Il rapporto si può trovare su sito della Camera. E’ stato un lavoro sistematico che ha impiegato le colleghe e i colleghi della Commissione Istruzione della Camera. Penso che sia una buona base per lavorare alla riforma della Scuola.

Si tratta di un tema su cui porre la massima attenzione e non dobbiamo dimenticarcene nel piano del governo sulla buona scuola, basta pensare che ci sono alcune regioni dove la dispersione è al 25,8 % come la regione Sardegna.

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La democrazia ha un costo?

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La democrazia ha un costo? Ha un costo in termini di tempo e di denaro, perché la democrazia implica un dibattito, delle persone che vivono il loro ruolo di rappresentanza in modo libero e quindi ricevono uno stipendio per vivere e a un costo in termini di compromessi e di negoziati in cui la maggioranza vince e governa tutelando le minoranze.

Non credo che in nome di tutti i problemi, i ritardi, gli episodi di corruzione che si sono verificati si possa eliminare la democrazia per risparmiare sui suoi costi.

Forse si dovrebbero cambiare le regole, migliorarle e cambiare la classe politica che ha operato male con maggior frequenza.

Una delle questioni importanti per ottimizzare e rendere davvero spesi bene i soldi che investiamo nel funzionamento degli organi democratici riguarda la competenza delle rappresentanze.

Io sostengo che in un sistema democratico sia importante tutelare e rafforzare i meccanismi di verifica e di equilibrio fra gli organi di governo perché la democrazia si realizzi perfettamente.

E’ giusto rivendicare una possibilità per i cittadini di verificare l’operato e la qualità dell’azione politica, ma è altrettanto importante, proprio per il bene comune, che le decisioni politiche abbiano un orizzonte a lungo termine e siano verificate su base scientifica e statistica sul potenziale impatto che possano avere.

Continua a leggere il mio articolo pubblicato sull’Unità il 26 aprile 2014 :

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La politica del capro espiatorio

Negli ultimi tempi, soprattutto durante gli ultimi due governi, gli editorialisti hanno puntato l’attenzione sul tema dei manager pubblici, mettendo in evidenza come sia necessario intervenire perché la politica possa davvero essere incisiva contro il presunto conservatorismo dei dirigenti della pubblica amministrazione e i capi di gabinetto, di fatto avvalorando la tesi che sia necessario un maggiore potere di cambiamento e di riorganizzazione della politica rispetto alla PA. Oggi sono usciti due editoriali importanti che trattano due aspetti dello stesso problema: il rapporto fra #politica e #amministrazione soprattutto nell’ambito del governo centrale. Si tratta di un editoriale sul Corriere di Daveri e Giavazzi e di un editoriale di Forquet sul Sole 24 ore.

Il governo centrale deve dare sicuramente il buon esempio con una “spending review selettiva” (come ci ha ricordato il presidente Napolitano) e una politica trasparente, ma i cambiamenti devono riguardare le strutture e gli obbiettivi che si pongono piuttosto che i nomi. Il capro espiatorio nella Bibbia è un capro su cui venivano scaricati tutti i peccati del popolo; poi solo il capro veniva cacciato dalla città, ma i peccatori rimanevano. Per questo bisogna evitare la politica del “capro espiatorio”; facile da fare e che soddisfa tutti, ma che alla fine si rivela inconcludente.

Nell’editoriale di Daveri e Giavazzi si parla di informazioni importanti per poter incidere sulla attività di governo di cui sarebbero in possesso solo i capi di gabinetto e più in generale i ‘mandarini’. La mia prospettiva, seppur limitata, mi fa temere un’analisi superficiale in cui sembra che il cambiamento sia l’unica strategia possibile, con il rischio che possa portare solo a perdere tempo perché tutto cambi senza modificare davvero niente, parafrasando Tomasi di Lampedusa.

Nella mia esperienza di manager della ricerca, di rettore e poi di ministro ho sempre avuto un rapporto di stretta fiducia con l’amministrazione alla quale ho delegato molti poteri, e grazie al legame saldo e alla possibilità di scegliere i vertici con un rapporto di fiducia ho potuto realizzare riforme importanti. Più che di informazione credo che si debba parlare di formazione.
Dobbiamo potenziare le scuole di management nelle nostre università e formare giuristi dell’innovazione, che abbiano una preparazione mista fra giurisprudenza, management e tecnologia.
Per formare all’innovazione lo strumento migliore è il dottorato di ricerca, che deve aver un respiro internazionale e prevedere una formazione da civil servant. Per essere dirigente di alto livello occorre avere una formazione specifica all’innovazione, in questo senso ricerca e innovazione vanno di pari passo.Per questo immagino una generazione di civil servant con preparazione multidisciplinare, formazione internazionale e propensione all’innovazione grazie a un percorso di PhD internazionale che vada oltre la specifica formazione settoriale.
A Roma si sente spesso dire:” i Ministri cambiano ma i capi dipartimento e i direttori generali restano…”. Questo significa che la politica cambia, a volta anche troppo rapidamente, e la conseguenza più diretta è che la inamovibile burocrazia prende il sopravvento e per continuità decide e comanda al posto della politica.
Secondo questa prospettiva, il Ministro parla ma in realtà l’amministrazione governa veramente senza neanche riferire ai vertici politici.
In passato c’è chi ha addirittura pensato che questo modello mettesse in sicurezza il lavoro e che il minimo potere di ricambio che hanno i Ministri adesso, ovvero quello di cambiare la diretta collaborazione, il capo di gabinetto e i capi dipartimento, fosse un male, specialmente nel Ministero dell’Istruzione. Mi riferisco al libro di Paolo Prodi sull’università uscito recentemente, dove l’autore si dice favorevole al sistema in cui l’amministrazione garantisce continuità rispetto al cambiamento di governi e Ministri. In pratica è meglio assicurarsi che il Ministro possa cambiare ben poco altrimenti non ci sarà continuità. Quanto tempo occorre per cambiare un’organizzazione in un Ministero o in un’Università?
Io credo che il cambiamento più importante e il potere più decisivo sia quello di cambiare l’organizzazione in funzione degli obiettivi strategici.
Ho sempre intrapreso questa strada, perché al di là delle persone quello che è più importante è cambiare la struttura con indirizzi nuovi e diversi.
Gli strumenti ci sono. Purtroppo il problema risiede nei meccanismi per metterli in atto e la loro volontà di implementarli.
La politica spesso si occupa troppo dei nomi delle persone e poco di cambiare davvero le strutture e i modi di lavorare, questo è il punto.
L’altro editoriale di Forquet mi ha colpito perché sono pensieri che ho avuto anche io quando sono diventata Ministro, anche solo paragonando lo stipendio di parlamentare con quello dei dirigenti della pubblica amministrazione del governo centrale.

Non è dato sapere quante ore abbiano dedicato all’insegnamento, ma di certo saranno state molto dense di informazioni per gli studenti. Tanto dense da meritare stipendi fino a 300mila euro all’anno. A tanto ammontano, infatti, le retribuzioni garantite dalla Scuola di formazione del Mef e dalla Scuola superiore della Pa a dirigenti ministeriali di lungo corso, […]
La cosa che mi ha colpito è che gli insegnanti di questa “scuola di formazione” sono le stesse persone che hanno sostenuto per anni i tagli lineari che hanno messo in ginocchio le università.
Perché chi insegna a chi lavorerà nella pubblica amministrazione deve essere pagato di più di chi insegna a medici e ingegneri nelle università ‘normali’?
Io sono convinta che il compenso debba essere commisurato alle responsabilità, ma allora chi è ben pagato deve essere sottoposto a valutazione rigorosa.