I giovani amministratori locali, la nostra risorsa più importante

Sabato 28 giugno ho partecipato alla tavola rotonda del corso di formazione voluto da ANCI per amministratori di enti locali.

E’ stato un piacere rispondere alle tante domande e ai tanti dubbi degli amministratori locali, e verificare da vicino le forti motivazioni, il senso civico e la forte domanda di formazione che questi giovani sentono. Dobbiamo aiutarli e dobbiamo seguirli costantemente, è il valore della trasmissione del sapere e il compito delle università, pensare al futuro senza obblighi contingenti.

La tavola rotonda sull’attuazione della legge Delrio è stata molto interessante perché mi ha permesso di valorizzare la mia esperienza di responsabile di istituzione universitaria e soprattutto di Ministro in un settore come quello dell’istruzione e della ricerca dove il governo multilivello introduce molte complessità ma anche molte opportunità.

Fino ad ora nessuno mi ha mai chiesto la mia valutazione dei processi di governo dell’istruzione e penso che questa mia esperienza potrebbe essere messa a frutto e confrontata con altre esperienze nel settore della sanità o di altri servizi pubblici per elaborare un modello di politiche di sviluppo territoriali. E’ un peccato che l’università e la cultura non partecipino più al dibattito politico e si stiano marginalizzando reciprocamente con la politica e l’amministrazione. Il processo di attuazione della Legge Delrio potrebbe essere un esempio molto importante in cui la politica potrebbe mettere a sistema le tante esperienze di amministrazione locale, con un approccio duale.

Ho spiegato il mio punto di vista, le riforme devono essere fatte con un approccio duale, ‘backward’ e ‘forward’ come le valutazioni. Devono avere uno sguardo rivolto al passato e migliorare ciò che non ha funzionato, risolvendo i punti di debolezza di una legislazione concorrente che introduce molti ostacoli al governo dell’istruzione e soprattutto una deresponsabilizzazione complessiva su chi decide cosa. Non dimentichiamoci che l’impatto della riforme poi cade sui nostri studenti. L’approccio ‘forward’ deve dare una prospettiva per il futuro, come vogliamo che la scuola venga governata e da chi, vogliamo che sia federalista anche nei programmi e nella scelta degli insegnanti? Quanta autonomia vogliamo concedere ai dirigenti scolastici e agli organi di governo della scuola, e quanto peso vogliamo attribuire alla valutazione nelle scelte.

Scelte come il dimensionamento degli istituti, la distribuzione dei dirigenti e l’impostazione della formazione degli adulti, devono essere conferiti ai poteri locali? Ai sindaci ? Ai Presidenti di Regione?

Introdurre autonomia vuol dire conferire lo sviluppo alla differenziazione, questo è stato discusso insieme al prof Carli, che ha spiegato benissimo come autonomia vuol dire esaltazione delle differenze.

Il dubbio rimane sulla coesione territoriale, e sul dovere dello stato di salvaguardare i livelli essenziali delle prestazioni nei diritti fondamentali, come il diritto allo studio esempio lampante di orfano di poteri e di responsabilità. Il diritto allo studio è senza regole, sotto finanziato e in balia dei governi regionali. Non se ne parla quasi più.

E’ stato bello anche capire che le città metropolitane in Italia hanno un definizione un po’ artificiale, da un punto di vista metropolitano la distribuzione della popolazione non è corrispondente alla definizione giuridica, non si può dire che la maggioranza della popolazione vive in città, e che Firenze, per esempio, rappresenti in senso scientifico un’area metropolitana. Le aggregazioni di tanti poli da centinaia di migliaia di  abitanti corrispondono ad una moderna definizione di città metropolitana? Sembrano più definizioni politiche che non scientifiche. E penso che nel senso forward di impostazione di una riforma dovremmo anche considerare che Italia vogliamo e che modello di sviluppo territoriale vogliamo favorire.

Firenze passerà dunque da avere circa 350mila abitanti a quasi un milione, quanti sono appunto    quelli della attuale provincia. 

 La cronaca ha affrontato ampiamente questo tema, ma non si capisce ancora quali saranno le implicazioni di questa trasformazione, in un certo senso stiamo modificando senza essere certi dell’obiettivo che abbiamo.

Penso che questo potrà aprire tante prospettive, ma penso anche che sia necessario sviluppare un modello equilibrato di sviluppo territoriale in cui si trova una vocazione e una serie di direttrici di crescita culturale, industriale e di servizi anche per il resto del territorio, dove tanta parte della popolazione toscana vive e si sviluppa.

 

 

 

 

Rispondi